L'anno e mezzo in cui Vasco Rossi tenne i suoi fan col fiato sospeso

Il periodo compreso tra l'estate 2011 e l'inizio del 2013 fu molto movimentato per il rocker di Zocca e per i suoi fan: iniziò tutto una sera di giugno a San Siro, quando...
L'anno e mezzo in cui Vasco Rossi tenne i suoi fan col fiato sospeso

A parlarne oggi, con il concerto evento di Modena Park ormai consegnato alla storia e un tour fermato solo dalla pandemia da Covid-19, viene quasi da riderne. Eppure il periodo compreso tra l'estate del 2011 e i primi giorni del 2013 fu piuttosto movimentato per Vasco Rossi, e – di conseguenza – anche per i fan del rocker di Zocca, che si trovarono nel fuoco incrociato di lanci d'agenzia e post su Facebook tra bollettini medici, polemiche, dichiarazioni, smentite e quant'altro. Chi pensava che con le celebri – e molto fraintese - “dimissioni da rockstar” del 26 giugno 2011 la voce di “Bollincine” fosse stato già in grado di sollevare il polverone definitivo, non sapeva a cosa si stava andando incontro.

Qualche giorno prima, il 22 giugno, il Kom si era esibito allo stadio Meazza di San Siro, a Milano, per l'ultima data di una residency da quattro appuntamento presso la Scala del calcio: per l'occasione il cantante si presentò sul palco con un'ora e mezza di ritardo rispetto all'orario previsto, accorciando la setlist della serata di venti minuti circa. Il ritardo, si seppe esattamente un mese dopo, il 22 luglio, fu da imputare a una sospetta frattura alla costola per la quale l'artista si sottopose a una serie di esami in una clinica privata di Bologna.

La diagnosi fu confermata, e nel giro di qualche giorno tutto sembrò tornare alla normalità. Anzi, no: la degenza del rocker nella struttura sanitaria privata di Villalba si potrasse per una sospetta infezione a un polmone, che poi, fortunatamente, non fu rilevata dallo staff medico. Cessato allarme, quindi? In un primo momento così sembrò: Vasco fu dimesso e si tornò a parlare dei suoi prossimi impegni dal vivo.

Indispettito dalla ridda di indiscrezioni trapelata su mezzi d'informazione e social, Rossi iniziò a comunicare direttamente con i suoi fan: "Assumo (da tempo) un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro, studiato da una equipe di medici, che mi mantiene in questo 'equilibrio' accettabile", face sapere lui sulla propria pagina Facebook ufficiale, “Se sono vivo lo devo a loro e a tutta questa valanga di chimica che assumo.

Non avrei superato tutte le consapevolezze, le sofferenze e la profonda depressione nella quale ero sprofondato nel 2001. Ho passato un lungo periodo di tempo in cui ogni cosa mi sembrava li per ricordarmi come la vedevo diversa, prima. Come mi risultava fastidiosa adesso mentre la trovavo normale e soddisfacente. E quella continua sensazione di groppo in gola, di sconsolata tristezza. Un velo opaco, grigio, su ogni cosa. Essere di cattivo umore sempre, dalla mattina alla sera, dalla sera alla mattina. Ogni giorno, ogni momento. Per settimane… mesi. Sempre. Non avrei nemmeno salutato”.

Qualche giorno più tardi, sempre sulla pagina Facebook ufficiale, un'ulteriore precisazione:

“Con Facebook, questa pazza piazza, ho provato il gusto di mettere i panni fuori. Questo non per dare aria alla bocca delle comari del paesino, i cosiddetti 'organi' di stampa, ma per godere della condivisione dell'esperienza e della sensazioni. Non ho paura di parlare delle mie debolezze, visto che, paradossalmente, sono la mia forza. Ho capito comunque che la stampa è veloce nell'informare ma dannatamente ritardata nel comprendere. Non sono depresso... come non mi sono dimesso! D'altronde chi-mi-ca...pisce è bravo (...) Io ho un malessere che si chiama male di vivere, non depressione. Sopporto molto di più il dolore fisico di quello psicologico”.

La polemica accesa con Ligabue nel corso di un'intervista a Red Ronnie non oscurò le notizie musicali – la ripresa del tour a settembre, lo spettacolo di danza classica “L'altra metà del cielo” e diversi altri progetti ma tornò all'attenzione del pubblico dopo un'altra intervista, questa volta concessa a Mario Luzzato Fegiz per il Corriere della Sera. A colloquio con il decano dei giornalisti musicali italiani, il rocker di Zocca fece sapere:

“Sono cambiati i modi i tempi. Voglio mettere canzoni in Rete quando ne ho voglia, provocare, creare. Sparigliare. Eccomi qua, prigioniero di una struttura di spettacolo talmente grande che entra solo in pochissimi stadi italiani. Che bella soddisfazione! Quanto ai dischi sono quattro anni che litigo con quelli della Emi per fare ogni tanto un brano da mettere in rete senza essere obbligato a fare un album con tutti i riti pagani della presentazione”

E, riguardo il suo stato di salute:

“Il vero problema è che non hanno capito cosa ho. C’è una macchia nera sopra i polmoni - che non sembra un tumore - e poi un dolore come se avessi una palla di grasso fra le scapole. Dolori pazzeschi. Mi hanno rivoltato come un calzino, mi hanno riempito di antibiotici e antidolorifici. Ma non è stata fatta una diagnosi precisa. E questo non mi piace”

Non mancarono in chiusura, parole rivolte (di nuovo) a Ligabue:

“Finiamola con questa storia che un artista non accetta mai di parlar male di un collega. Cerchiamo di non essere ipocriti. Io non sopporto il signorile silenzio di Ligabue che avalla l’idea che fra noi ci sia una competizione, una gara. Evidentemente lui crede davvero di poter competere con me. Dovrebbe invece dire apertamente e onestamente che in realtà abbiamo strade diverse, percorsi non confrontabili per molte ragioni. Invece tace, avallando questa specie di gara. Presuntuoso e arrogante. Basta sentire una canzone come 'Fra palco e realtà' per capire che si sente un superuomo”.

Invece di fare scoppiare un singolo casino, Vasco ne fece scoppiare due. Il primo di natura discografica: i vertici della sua etichetta negarono qualsiasi dissidio con il Kom in materia di pubblicazioni, contestando veementemente le dichiarazioni riferite da Fegiz. Il secondo di natura – per così dire – sanitaria, criticando aspramente la ricostruzione delle sue condizioni di salute fornita dalla firma di via Solferino che, a sua volta, rispose per le rime. Non era ancora Ferragosto e il destino, con Rossi e i suoi fan, aveva appena iniziato a giocare le sue carte.

Poco più di una settimana dopo l'artista torna a farsi ricoverare presso la clinica di Villalba per una recrudescenza del dolore che aveva iniziato ad accusare all'inizio della bella stagione – e che si pensava causato dalla costola rotta: dopo un primo ricovero lampo il cantante torna nella struttura sanitaria. I dottori, ancora al lavoro per avere un quadro clinico completo, impongono al Blasco due mesi di stop, che – purtroppo – fanno saltare definitivamente le date previste a partire da settembre. "Se c'era una cosa che avevo voglia e bisogno di fare era tornare un po' sul palco", commentò lui sulla sua pagina Facebook: "Questo stop forzato non ci voleva. Purtroppo svela che sono umano, non sono un supereroe indistruttibile e nemmeno cammino sulle acque. Mi spiace se qualcuno ne rimarrà deluso. Guardate oltre l'orizzonte e saremo di nuovo insieme... Vi voglio bene, vi abbraccio e non vi deluderò... mai".

Benché la pubblicazione, a fine agosto, dell'inedito “I soliti” potesse tornare a fare parlare la musica e basta, sarebbero state altre dichiarazioni alla stampa a occupare lo spazio maggiore sui giornali. Una sua presa di posizione riguardo l'opportunità di sottoporsi a cure in caso di diagnosi di tumore - "Se ne avessi avuto uno non mi sarei curato. Meglio andare ai Caraibi" – fece andare su tutte le furie gli oncologi tricolore. Lui, probabilmente frainteso per l'ennesima volta, cercò di chiarire sarcasticamente la sua posizione a distanza di qualche giorno, non prima, però, di fare definitivamente chiarezza sulle sue condizioni di salute:

“Io non ho nessun tumore, sia chiaro. Ho un'infezione di un batterio - uno staffilococco aureo - che per essere debellata necessita di sei settimane di cure antibiotiche molto forti. Due le ho già fatte, quindi manca poco. Ho occupato una zona di una clinica privata per fare queste flebo, perché sono più comodo qui che a casa. Qui ricevo i miei collaboratori, lavoro, utilizzo le mie apparecchiature e faccio tutto quello che farei se fossi a casa. Lo dico per tranquillizzare tutti".

Chi visse quei giorni ricorda la scoperta, da parte del Kom, della comunicazione diretta coi fan. Le lunghe giornate di convalescenza e il clamore mediatico portarono il rocker di Zocca a intervenire quasi quotidianamente sulla propria pagina Facebook con dei brevi video-selfie, che l'artista aveva ribattezzato "clippini". Nell'estate del 2011 Vasco fece talmente notizia, con i suoi clippini, da vedersi accordare da Maurizio Crozza l'onore di una parodia tra quelle che il comico genovese inserì nelle puntate di Italialand, il suo programma di allora – trasmesso da La7.

Ma ci si mise anche la satira – nello specifico via Web – a dare pensieri a Vasco, nella difficile seconda metà del 2011: a inizio ottobre Nonciclopedia.org, versione grottesca di Wikipedia realizzata anch'essa con il contributo degli utenti, sostenne di essere stata costretta a chiudere i battenti a causa di una denuncia degli avvocati del cantante, che rintracciarono nella pagina dedicata a Rossi contenuti "gravemente diffamatori" nei suoi confronti. Lo staff del Kom replicò, negando di aver chiesto la chiusura della pagina, nei confronti della quale la Magistratura avrebbe proceduto in autonomia su segnalazione – questa sì – dei legali del rocker. La querelle parve esaurirsi a inizio ottobre, con le scuse da parte dei responsabili della piattaforma e la promessa, da parte della portavoce del cantante Tania Sachs, di ritirarsi dal processo legale: il cantante, qualche giorno dopo, tornò a evocare lo scontro con un post sulla propria pagina Facebook, ma – fortunatamente, per lui e per i fan – Rossi di lì a poco avrebbe avuto molto meno tempo libero da dedicare alla Rete.

"Finalmente sulla strada, on the road, come diceva Kerouac. Penso di aver pagato ormai il conto al mio fisico e adesso voglio il resto"

Scrisse il cantante annunciando la fine delle cure presso la clinica di Villalba, il 14 ottobre. Saldato "il conto con il fisico" al rocker non restava che tornare in attività: chiarita definitivamente, seppure in due tempi, la polemica con Ligabue, e lasciatosi alle spalle – seppure accidentamente – i "clippini", Vasco tornò al suo lavoro. "I medici parlano di un periodo di almeno un anno prima di poter pensare ad un recupero completo", spiegò lui, che nonostante la forma non ancora ottimale riuscì a registrare le parti vocali per le tredici nuove versioni di sue canzoni incluse nello spettacolo teatrale "L'altra metà del cielo".

"(...) fortunatamente sono guarito completamente da tre malattie mortali. Ho fatto sei mesi di clinica (...) e per riprendersi una persona normale ci mette un po’ di tempo. Ma io non sono normale e sono già pronto. Mi prendo sei mesi sei di recupero, poi tornerò a stupirvi"

Spiegò il Kom a fine maggio 2012. Il richiamo del palco fu più forte dei propositi di una convalescenza tranquilla e Rossi tornò sì a stupire, ma con un mese di anticipo: a inizio settembre – l'8, per la precisione - l'artista tornò in scena a Castellaneta Marina per una serata speciale – un set live da 10 canzoni, seguito da diversi Dj set di ospiti convocati per l'occasione – che richiamò nella località balneare pugliese quasi 4000 fan da tutta Italia. Chi pensò che il peggio fosse passato fu smentito qualche giorno dopo: il 14 settembre il Resto del Carlino riferì di un ritorno del rocker nella clinica di Villalba per quelli che il suo staff definì "controlli di routine". Il soggiorno dell'artista nella struttura sanitaria si protrasse per qualche giorno, poi arrivò il chiarimento dei medici:

"Dagli accertamenti eseguiti è emersa la necessità di riattivare una terapia di non brevissimo periodo, ciò implica un prolungamento della degenza"

Il "conto al suo corpo", come lo chiamò lui quasi un anno prima, Vasco l'avrebbe saldato il 3 ottobre successivo, quando un comunicato ufficiali diffuso dal suo staff informò il pubblico delle sue definitive dimissioni dalla clinica di Villalba:

"Oggi, mercoledi 3 ottobre, Vasco Rossi lascia la clinica Villalba e torna a casa, dove continuerà la terapia prescritta e necessaria. Come sempre disponibile e attento a preservare la privacy dei pazienti in cura, il direttore sanitario di Villalba, dott. Paolo Guelfi nel suo comunicato informa che:

'Era stato ricoverato il giorno 12/9/2012 allorchè si erano resi necessari accertamenti clinici di varia natura: l'équipe di specialisti che ha seguito il paziente, guidata dal dottor Paolo Guelfi, ha rilevato la necessità di impostare e praticare per tutto il periodo della degenza una intensa terapia in grado di fronteggiare una complessa situazione clinica. Su espressa decisione del paziente, la terapia da oggi verrà proseguita al suo domicilio'.

In merito alle voci impazzite, senza fondamento e totalmente fuori controllo, che circolano sulle sue condizioni di salute, concediamogli una toccatina scaramantica e una battuta: 'Leggere o sentirti dire che sei morto è la migliore prova della propria esistenza in vita'".

L'anno e mezzo terribile di Vasco era finito. I concerti del Live Kom tornarono regolarmente il giugno successivo – con quattro date a Torino e tre a Bologna, e a gennaio arrivò anche il singolo inedito "L'uomo più semplice":

Così si chiusero quelli che, con ogni probabilità, furono i diciotto mesi più lunghi nella carriera di Vasco.

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