«SONO IO - Wrongonyou» la recensione di Rockol

In “Sono io” Wrongonyou si prende la libertà di essere se stesso

La vittoria del premio della critica al Festival di Sanremo 2021 nella categoria “Nuove proposte” il cantautore romano ha pubblicato il nuovo album “Sono io”, il suo secondo lavoro scritto e cantato interamente in italiano, in cui si racconta a 360°.

Recensione del 23 mar 2021 a cura di Elena Palmieri

Voto 7/10

La recensione

Con l’album uscito nel 2019, "Milano parla piano”, Wrongonyou aveva inaugurato un nuovo capitolo della sua carriera, abbandonando la scrittura in inglese adottata per i suoi precedenti lavori (l’ep “The mountain man” del 2016 e il disco d’esordio “Rebirth” del 2018) e scegliendo di raccontare le sue storie e sensazioni attraverso l’italiano. A distanza di oltre un anno e mezzo il cantautore romano ha preso ancora più confidenza con la sua lingua madre, ha acquisito maggior consapevolezza di sé e ha trovato la forza per mettersi a nudo.

A testimonianza di questa ulteriore crescita artistica e personale di Marco Zitelli, è arrivata la sua nuova prova sulla lunga distanza, “Sono io”, il disco più personale di Wrongonyou. L’album è stato anticipato dal singolo “Lezioni di volo”, con cui il 31enne artista ha partecipato al Festival di Sanremo 2021 nella categoria “Nuove proposte”, dove è arrivato in finale e ha vinto il premio della critica Mia Martini.

Un album scritto durante il lockdown con la voglia di raccontarsi senza filtri

Il terzo capitolo discografico di Wrongonyou si apre con la traccia che dà il titolo al disco, “Sono io”: è la prima canzone scritta in italiano da Marco, non inclusa nel suo secondo album in studio perché - ha spiegato il cantautore - “non avevo ancora il coraggio di mettermi così tanto a nudo”.

La voglia di scoprirsi e di raccontare i propri pensieri senza filtri, però, è arrivata e per il suo nuovo disco l’artista capitolino ha trovato la forza per uscire completamente allo scoperto e dire “io sono così”. La libertà di voler essere se stesso ha guidato Marco Zitelli nella stesura delle tracce del suo nuovo album, che Wrongonyou ha scritto durante la prima quarantena trascorsa a Grottaferrata, il paesino dove è nato e cresciuto e che due anni fa ha lasciato per trasferirsi a Milano. Con la consapevolezza raggiunta durante il lockdow è accresciuta anche l’idea di partecipare a Sanremo e di aggiungere un’altra tappa importante al suo percorso. Sul palco dell’Ariston l’artista ha portato “Lezioni di volo” e ha dato prova del suo talento - riconfermato anche con “Sono io” - attraverso una scrittura cantautorale matura e non banale, unita a suoni moderni. “Avvicinati facciamo una foto / Esci bene anche se non metto a fuoco / Non scappare che mi perdo da solo / Ma puoi darmi lezioni di volo”, canta Wrongonyou nel suo brano sanremese, il cui testo - .come raccontato dal cantautore - “è un incitamento alla libertà, al lasciare il passato alle spalle e al vivere soprattutto il presente oltre che a sperare nel futuro e anche a capire a chi affidarsi per prendere lezioni di volo”.

Dalle fragilità al coraggio di accettare se stessi

Nel suo nuovo album Wrongonyou guarda in faccia le proprie insicurezze, come in “Vertigini” dove, tra sonorità pop che guardano all’urban, costruite su drum machine e sezioni di archi che aggiungono profondità al sound maturato negli anni passati, Marco afferma: “Scemo io che poi mi illudo / Che basta non guardare per risolvere gli errori / Perché non è la paura del buio a spaventare / Ma quella di riaccendere la luce”. Le fragilità, però, si affievoliscono con la solarità dell’arpeggio e dei suoni elettronici di “Nada”, e lasciano poi spazio al coraggio di accettare se stessi e alle confessioni di “Prima che mi perda ancora”, in cui Wrongonyou canta: “Ho troppe buche in questo cuore / Che solo Roma poi ci si affeziona / Tolgo i vestiti dall'armadio uno alla volta / Lascio gli scheletri di guardia”. 

Dall’ascolto di “Sono io”, prodotto interamente da Riccardo Scirè e uscito per Carosello Records, emerge inoltre la sicurezza compositiva raggiunta negli anni dall’artista romano, che nei suoi precedenti lavori aveva mischiato folk, indie ed elettronica, prima di sperimentare un sound più pop. Nel nuovo album di Marco Zitelli non mancano riferimenti ai suoni e agli artisti che avevano influenzato le sue prime produzioni. La traccia “Bon Iver” è una dedica esplicita al progetto di Justin Vernon, a cui il cantautore romano è spesso stato associato, non solo perché porta nel titolo il nome della band statunitense ma perché richiama direttamente il suo stile grazie all’uso sapiente del vocoder, già adottato dallo stesso Marco Zitelli in altre canzoni.

La canzone da ascoltare: “Nonno Bruno”

Oltre alla title track, “Sono io” include un altro brano scritto da Wrongonyou un paio di anni fa. Si tratta di “Nonno Bruno”, dedicata all’affetto più caro di Marco, il nonno. Con questa traccia il cantautore dà libero sfogo alle emozioni che in precedenza non si sentiva ancora pronto a condividere, riuscendo a commuovere anche l’ascoltatore. Il brano è caratterizzato da un arrangiamento articolato e corale, dove l’emozione della voce viene amplificata dal vocoder e sul finale sorprende quell’incontro tra chitarra acustica ed elettrica. I ricordi legati sono raccontati nei dettagli: “Le vacanze ad Ischia, lo scudo della Roma / La Ferilli in perizoma, ma tu dicevi ‘Studia’”. Ma è il loro essere così personali a renderli universali, tanto che chiunque abbia provato il dolore per la perdita di una persona cara potrebbe sentirli propri. “Nonno Bruno”, così come - per esempio - “Lezioni di volo”, è inoltre uno dei  brani di “Sono io” facili da immaginare eseguiti live, con ritornelli capaci far cantare tutto il pubblico all’unisono con Wrongonyou (che, se la pandemia lo permetterà, darà il via al suo tour nei club il prossimo novembre). 

TRACKLIST

01. Sono io (03:07)
02. Lezioni di volo (03:23)
03. Vertigini (03:31)
04. Nada (02:25)
05. Bon Iver (02:32)
07. Torniamo da noi (03:09)
08. Nonno Bruno (03:20)
09. Amorproprio (01:37)
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