«MILANO PARLA PIANO - Wrongonyou» la recensione di Rockol

L'evoluzione di Wrongonyou: ecco 'Milano parla piano'

La recensione del nuovo album del cantautore, più volte definito il "Bon Iver italiano", che ora scrive e canta in italiano: nuova città e nuovi suoni, "Milano parla piano" è una sorpresa.

Recensione del 29 ott 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Dai boschi dei Castelli Romani a una grande metropoli come Milano. Dalla scrittura in inglese all'italiano, la sua lingua. Dal folk elettronico dei suoi precedenti lavori all'urban pop. "Milano parla piano" (Carosello/Artist First) è il disco che non ci si aspettava da Wrongonyou, e per questo sorprende: il cantautore romano, alla sua seconda fatica discografica, cambia tutto. Con questa manciata di canzoni Marco Zitelli prova a togliersi di dosso le varie etichette che gli sono state appicciate addosso negli ultimi tempi (su tutte, quella di "Bon Iver italiano", com'è stato più volte definito per le affinità tra il suo stile e quello di Justin Vernon) e a trovare una strada tutta sua.

Il disco arriva a un anno e mezzo da "Rebirth" e segue l'uscita di "Circles" e "A new life", i singoli - pubblicati prima dell'estate - con i quali Wrongonyou aveva annunciato il passaggio dall'inglese all'italiano. Nella scrittura delle nuove canzoni lo hanno affiancato autori navigati come Alessandro Raina (Malika Ayane, Luca Carboni, Emma Marrone, Marco Mengoni) e Zibba (Max Pezzali, Elodie, Michele Bravi), mentre in cabina di produzione si sono alternati Dardust, Katoo, Antonio Filippelli e Fausto Cogliati: quattro diversi produttori che hanno aiutato Wrongonyou a dare colori e sapori diversi agli otto brani di "Milano parla piano", pur mantenendo una certa omogeneità nei suoni, legati al mondo dell'elettronica (con poche chitarre acustiche).

La sfida dell'italiano è vinta: senza il filtro dell'inglese Wrongonyou riesce a raccontare in maniera più diretta le sue storie e le sue emozioni, coinvolgendo. Il passaggio dall'inglese all'italiano ha portato con sé anche un'apertura a livello di umore e di atteggiamento: è come se il cantautore fosse uscito dalla sua tana alla scoperta di un paesaggio diverso, circondato da nuove energie. Il linguaggio strizza l'occhio all'itpop nel modo in cui riesce a raccontare senza banalità la quotidianità e le relazioni attraverso riferimenti originali: "Chissà cosa farai da grande / sigaretta e impicci tra le mani / brava a dribblare / come Montella nel 2001", canta in "Calma calma".

Sbagliato parlare di una svolta: il passaggio da "Rebirth" a "Milano parla piano" non è così drastico come può sembrare sulla carta. Wrongonyou mantiene il suo mondo, aggiungendo elementi nuovi (voci pitchate, batterie elettroniche, programmazioni e sintetizzatori): questo disco è un passo in avanti, un modo per portare la sua musica a un livello successivo, senza perdere però la cifra stilistica della sua timbrica e del suo sound tipicamente americano e nordeuropeo.

TRACKLIST

01. Atlante (03:46)
02. Calma calma (03:41)
03. Solo noi due (03:24)
05. Milano parla piano (03:06)
06. Più di prima (03:53)
07. Perso ormai (03:06)
08. Ora (02:41)
09. OutrOra (00:48)
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