«HATE FOR SALE - Pretenders» la recensione di Rockol

Aggressivi con melodia: i Pretenders

"Hate for Sale" è l'undicesimo album della band guidata da Chrissie Hynde. Ed è all'altezza della qualità del gruppo.

Recensione del 22 lug 2020 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

“Hate for Sale” è l'undicesimo album dei Pretenders in quaranta anni. Erano infatti i primi giorni del gennaio 1980 (gli ultimi giorni del dicembre 1979 per l'uscita statunitense) quando l'allora quartetto si fece notare con l'eponimo disco d'esordio che conteneva, tra le altre, “Brass in Pocket”. Il nuovo lavoro della band guidata da Chrissie Hynde vede il ritorno in formazione del batterista Martin Chambers, membro fondatore della band (gli altri due: il chitarrista James Honeyman-Scott e il bassista Pete Farndon sono morti a causa dell'abuso di droga rispettivamente nel 1982 e nel 1983), che mancava nella formazione da “Loose Screw”, pubblicato nel 2002. Questa, a ben vedere, pare essere l'unica vera novità di un certo rilievo. Infatti, la signora Hynde, nonostante veleggi verso i 69 anni, mantiene intatto sia il carisma che la qualità vocale rimanendo valido esempio e termine di paragone per ogni aspirante rocker. Le canzoni, firmate dalla Hynde e dal chitarrista James Walbourne (già al lavoro con i Pretenders, su disco, in “Break Up the Concrete” del 2008), non mancheranno di soddisfare i tifosi del gruppo. Dieci brani per poco più di mezz'ora, nei quali è possibile ritrovare ogni atout musicale del gruppo che qui beneficia di una produzione, a cura di Stephen Street, poco ingombrante.

La title track è un rock incalzante (come più avanti anche “I Didn't Know When to Stop”) che potrebbe benissimo appartenere alla loro epoca d'oro, quella della prima parte degli anni Ottanta. Così pure la seguente “The Buzz”, che incarna l'altra faccia della medaglia della band, quella maggiormente pop. “Lightning Man” omaggia l'amore mai nascosto di Chrissie per il reggae. Chrissie che offre un saggio del suo ottimo stato di salute con la più che convincente interpretazione di “You Can't Hurt a Fool”, soul nel quale canta “She's living a dream and singing her song/Look at her now/She's center stage/Too old to know better, too young for her age”. Dopo “Junkie Walk” è gradevole il rock'n'roll di “Didn't Want to be This Lonely” che conduce al finale di “Crying in Public”, dove vengono riposte le chitarre a favore del pianoforte.

E quindi? E quindi “Hate for Sale” non è un disco indimenticabile e non entrerà nelle inutili classifiche che si compilano a fine anno (che anche il Covid non riuscirà a fermare), ma è un disco franco e diretto come franca, diretta e senza peli sulla lingua è Chrissie Hynde. Quattro anni fa per “Alone”, Chrissie coinvolse nei suoi Pretenders il concittadino Dan Auerbach e spostò (almeno un poco) il baricentro musicale verso gli Stati Uniti, verso le sonorità imbastardite dal blues care al frontman dei Black Keys. “Hate for Sale”, sotto questo punto di vista, è una sorta di ritorno a casa e merita di essere archiviato tra i capitoli migliori nella discografia della band.

TRACKLIST

01. Hate for Sale (02:30)
02. The Buzz (03:50)
03. Lightning Man (02:56)
04. Turf Accountant Daddy (03:05)
06. I Didn't Know When to Stop (02:23)
07. Maybe Love Is in NYC (03:25)
08. Junkie Walk (02:44)
10. Crying in Public (03:17)
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