«A LO CUBANO - Orishas» la recensione di Rockol

Orishas - A LO CUBANO - la recensione

Recensione del 11 mar 2000

La recensione

Le premesse, quando si leggono la bio e le note informative di questo album, sono succulente: gli Orishas vengono indicati come una formazione di punta della nuova scena ispano-cubana, “musica che associa la rumba ed altri stili della tradizione come il son, il guaguancó e il fuses -ovvero "fusion": una bella parola se detta con dolcezza - con il più popolare genere timba e il più audace hip-hop. Gli Orishas si esprimono attraverso una miscela esplosiva che proviene direttamente dalle radici della tradizione musicale cubana”, come recita appunto il comunicato. Ci si aspetta così forse di trovarsi di fronte ad una sorta di rivoluzione o quanto meno di rivelazione, mentre il disco inizia a scorrere: l’intro di tamburi promette fuoco e fiamme, e sapori di santeria – Orishas sono le divinità della religione afro-cubana, dopotutto – ma già l’arrivo di “Represent” frena l’entusiasmo: su un giro d’accordi tipico di molte canzoni cubane – per capirci sono i tre accordi su cui è costruita la prima frase del brano di Carlos Puebla “Hasta siempre comandante” – parte il rappone corale del gruppo cubano, che resta più o meno lo stesso fino alla fine del disco. cambiano le atmosfere, per carità, che non sono certo le stesse degli album hip hop statunitensi ma vivono proprio del suono del son, della sua strumentazione fatta di pianoforti e chitarre: però è un fatto che il grande entusiasmo dei cubani per il rap, visto come il genere musicale che maggiormente unisce protesta e musicalità nello spirito d’emulazione dei loro coetanei yankee, anch’essi di colore, si traduce alla fine in un risultato di dimensioni modeste, raggiungendo la sufficienza soltanto per la buona fede e lo spirito che lo caratterizza. Se i testi si muovono incorporando diverse tematiche sociali – e in questo quindi differenziandosi assai dalla musica prettamente sentimentale cui è legata l’immagine di Cuba soprattutto all’estero – musicalmente però, nella pur generale gradevolezza d’ascolto, non succede molto nell’album degli Orishas. Una citazione merita la conclusiva “Triunfo”, il brano “Orishas llegò”, “1.9.9.9.”, splendida per la sua parte di fiati e un omaggio al “Chan chan” di Compay Segundo, rielaborato in rap-style nel brano “537 C.U.B.A.”. Per il resto molto entusiasmo, forse un’ottima resa dal vivo, ma su disco poche novità.
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