«CHEEK TO CHEEK - Tony Bennett & Lady Gaga» la recensione di Rockol

Tony Bennett & Lady Gaga - CHEEK TO CHEEK - la recensione

Recensione del 23 set 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Lo swing. Tutti lo vogliono, molti vogliono dimostrare di averlo, in pochi ce l’hanno sul serio. “It don't mean a thing (If It ain't got that swing)”, dice la famosa canzone di Duke Ellington, che non a caso chiude “Cheek to cheek”, l'album di standard jazz inciso in duo da Lady Gaga e Tony Bennet.
Incidere album di standard è diventata pratica comune, negli ultimi anni: serve a crearsi nuovi mercati (Robbie Williams), a rilanciare carriere in declino (Rod Stewart), a ripulirsi l’immagine (Billie Joe Armstrong, che con Nora Jones ha rivisitato non tanto il “Great american songbook”, ma il repertorio degli Everly Brothers, con lo stesso meccanismo), mostrando le proprie radici
Il genere, se vogliamo, è un po' abusato. Ma questo album è una situazione “win-win”, come dicono quelli del marketing: Tony Bennett, che rimane il più grande crooner vivente, arriva ad un pubblico giovane. Lady Gaga si ripulisce dal flop percepito di “Artpop”, con il quale peraltro è ancora in tour. Chi l’ha mai vista dal vivo, sa che la voce non le manca, anzi; gli intermezzi voce e piano che spesso inserisce in scaletta lasciano a bocca aperta chi pensa che sia soltanto un’altra popstar con l’autotune.
Insomma, “Cheek to cheek” è un’operazione di immagine molto chiara. Ma funziona, perché Gaga, al di là di tutte le sue sparate, è una cantante ed interprete vera - che frequenta queste canzoni dai suoi esordi, come ha raccontato a Bruxelles, alla presentazione del disco. Inciso con musicisti che sanno il fatto loro - quelli con cui suona abitualmente Bennett, “Cheek to cheek” mostra un suono preciso, pulito, iper-classico e iper-rispettoso degli standard in scaletta. Le canzoni, a loro volta, sono scelte in maniera impeccabile: classiche, riconoscibili, forse con qualche concessione popolare di troppo (qua la loro storia), ma neanche troppo banali. Tutto preciso al millimetro.




Ascoltando il disco, Gaga risulta credibile nella veste di cantante jazz. La sua interpretazione è precisa e pulita come il suono, anche se qua e là si fa prendere dall’entusiasmo, abbandonando la misura che queste canzoni richiedono, e tendendo a usare un po' troppo la potenza della voce; lo si capisce fin dalle prime note, quelle di “Anything goes” e questa tendenza ad andare sopra le righe rimane costante fino alla fine: d'altra parte Gaga è sempre così. In questo caso, deve dimostrare qualcosa, e si sente. Bennett invece non ha nulla da dimostrare: fa il suo mestiere, nella sua voce si sente la storia, ma anche la pazienza paterna che ha mostrato anche sul palco e nella presentazione del disco a Bruxelles. Quando Gaga si contiene, come in “Cheek to cheek”, tutto funziona alla perfezione.
"Cheek to cheek" è un’operazione con un fine preciso, ma la base musicale è solida, e il disco, se vi piace il genere, è assai piacevole. Il risultato è che ti viene da pensare: meno (Art)pop, più swing, grazie.
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