Figlio di un droghiere italiano emigrato negli Stati Uniti, Anthony Dominick Benedetto nasce ad Astoria, nel Queens newyorkese, il 3 agosto del 1926.
Le sue prime estemporanee esibizioni come…
Figlio di un droghiere italiano emigrato negli Stati Uniti, Anthony Dominick Benedetto nasce ad Astoria, nel Queens newyorkese, il 3 agosto del 1926.
Le sue prime estemporanee esibizioni come cantante hanno luogo nei ristoranti italiani del Queens in cui lavora come cameriere; contemporaneamente all’interesse per la musica e per il canto, il giovane Anthony sviluppa quello per la pittura, una seconda passione che lo accompagna per tutta la vita regalandogli anche in questo caso soddisfazioni professionali di tutto rispetto. Di ritorno dalla Francia, dove presta servizio militare e combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, comincia a cantare nei club di Manhattan: lì, nel 1949, viene notato dal celebre comico Bob Hope, che lo convince a cambiare in Tony Bennett il precedente nome d’arte di Joe Bari e lo invita a cantare con lui al prestigioso Paramount Theatre. L’anno dopo il discografico Mitch Miller gli offre un contratto con la Columbia Records: con lo stesso Miller in veste di produttore e Percy Faith nel ruolo di arrangiatore e direttore d’orchestra arrivano i primi successi nazionali con titoli come “Because of you” (un million seller) “Cold, cold heart” (cover del classico pezzo country di Hank Williams) e “Blue velvet”, brani che lo impongono come crooner ed entertainer di alta classe sulla scia dei suoi idoli Bing Crosby e Nat King Cole.
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, consigliato dai suoi collaboratori, prende le distanze dal repertorio più leggero per avvicinarsi al jazz: THE BEAT OF MY HEART si avvale della partecipazione di Herbie Mann, Nat “Cannonball” Adderley, Chico Hamilton e Art Blakey, mentre i due album successivi lo vedono collaborare con Count Basie e la sua orchestra. Nel 1962 incide e pubblica la sua canzone manifesto, “I left my heart in San Francisco” che, insieme con l’album omonimo dello stesso periodo, gli frutta i primi due Grammy Awards (sono 13 a tutt’oggi, più uno alla carriera); l’anno seguente bissa il successo con I WANNA BE AROUND, album contenente altri standard del suo repertorio come la title track e “The good life”. I tempi però stanno cambiando, incombono nomi nuovi come Bob Dylan, i Beatles e i Rolling Stones e per l’azzimato cantante perennemente in smoking lo spazio sul mercato si assottiglia inesorabilmente. Bennett tenta di reagire dirottando temporaneamente la sua attenzione verso Broadway, mentre si rivela un fiasco l’idea (suggerita dal discografico Clive Davis) di modernizzare immagine e repertorio con un album interamente dedicato a sue riletture dei successi pop del momento, TONY SINGS THE GREAT HITS OF TODAY!
Nel 1973, chiuso il rapporto con la Columbia ed esaurito un breve periodo di permanenza presso la MGM, l’artista americano lancia una sua etichetta, Improv, con cui qualche anno dopo pubblica un paio di apprezzati dischi in compagnia del pianista jazz Bill Evans. A fine decennio, chiusa anche quell’avventura, si ritrova però senza contratto, senza manager, con un matrimonio (il secondo) in disfacimento e grossi problemi di dipendenza dalla droga, che nel 1979 lo portano a sfiorare la morte per overdose. Chiede aiuto al figlio Danny, che diventa da quel momento il suo manager e consigliere di fiducia riportandolo in carreggiata sia sul piano artistico che professionale. Intuito che la musica e la classe del padre possono far breccia anche presso le nuove generazioni, quest’ultimo lo spinge a riallacciare i rapporti sia col vecchio partner musicale Ralph Sharon (pianista e direttore musicale) che con la Columbia: la strategia funziona e a partire dal 1986, con l’album THE ART OF EXCELLENCE, Bennett riconquista i favori di pubblico e critica, replicando poi con raccolte a tema dedicate al vecchio amico Frank Sinatra (PERFECTLY FRANK, 1992) e Fred Astaire (STEPPIN’ OUT, 1993). Diventa inopinatamente anche un beniamino di Mtv, che lo invita ai suoi show, ne programma i video e ne produce un album di grande successo della serie “unplugged”, a cui partecipano Elvis Costello e k.d. lang. Con la canadese incide anche un disco in coppia, A WONDERFUL WORLD (2002) mentre nel 2006, per celebrare il suo ottantesimo compleanno, la Columbia assembla l’album DUETS - AN AMERICAN CLASSIC, con un cast stellare di ospiti che include Bono, Paul McCartney, Sting, George Michael, Elton John, Billy Joel, Stevie Wonder, Barbra Streisand e Celine Dion. Cinque anni più tardi è la volta di un altro album di duetti: DUETS II rilegge alcuni classici della tradizione americana in compagnia di artisti come Lady Gaga, Aretha Franklin e Andrea Bocelli. Il disco contiene anche un duetto con Amy Whinehouse, l'ultima incisione della cantante prima della sua scomparsa.