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Recensioni / 22 set 2014

alt-J - THIS IS ALL YOURS - la recensione

Voto Rockol: 4.0/5
Recensione di Pop Topoi
THIS IS ALL YOURS
Infectious Music (CD)
Il nuovo album degli Alt-j, "This is all yours", si apre e si chiude con brani che raccontano l'arrivo e la partenza da Nara, città giapponese in cui i cervi scorrazzano liberi nei parchi. Questa immagine, la cui chiave interpretativa poteva essere fornita solo dagli autori stessi, rappresenta la libertà del gruppo di incidere ciò che vuole. Eppure, chi arriva a un secondo album così decisivo parla più spesso di pressioni e aspettative impossibili che di libertà. E per gli Alt-j, il luogo comune del "difficile secondo album" si direbbe un eufemismo.
L'entusiasmo che ha accolto il loro debutto del 2012 è stato poi confermato dalla vittoria del Mercury Prize, ovvero il premio più impegnativo che si possa ricevere perché, anziché fare decollare gli artisti, spesso li paralizza (chiedete ai Klaxons). Così, una band agli antipodi del mainstream è diventata a tutti gli effetti mainstream, presenziando in cima alle lineup dei grandi festival e guadagnando consensi anche in Nord America – e tutto questo senza nemmeno fare parte di un genere o una corrente precisi. La loro unicità è dimostrata dal fatto che, nonostante il successo, non siano spuntate fuori decine di cloni (ci hanno un po' provato i bravi Glass Animals, ma senza trovare lo stesso riscontro di pubblico).
Con "This is all yours", gli Alt-j dovevano soddisfare gli appetiti commerciali senza tradire quella unicità, fatta di testi criptici sussurrati e composizioni dalle strutture disconnesse e inaspettate. E (in quasi tutte le tracce) ci riescono.



Il primo singolo "Hunger of the pine" ne è il manifesto ideale. Il brano parla di come la mancanza di una persona possa essere avvertita fisicamente quanto la fame, ma l'idea è resa con parole che spesso si trovano vicine più per assonanza che per significato, e vengono strascicate al punto che il cantante stesso ha detto di avere problemi a trascriverle riascoltandosi. Il risultato è reso ancora più astratto da una citazione conclusiva di un poeta francese romantico e dal campionamento di un verso di Miley Cyrus (peraltro una loro fan dichiarata): "I'm a female rebel". Questa aggiunta, che dapprima sembra solo gratuita e sgraziata, dopo qualche ascolto diventa essenziale e rivelatoria del modus operandi degli Alt-j: sono dettagli simili a rendere la band sorprendente. Anche nell'approcciarsi a tracce più convenzionali, hanno trovate esuberanti: nella pastorale "Warm foothills", quattro ospiti (tra cui Lianne La Havas), si completano i versi a vicenda in un esperimento delicato e curatissimo; "Every other freckle" sembra un collage di cinque canzoni diverse unite solo dall'eccentricità dell'arrangiamento vocale e la goffaggine delle metafore sessuali.

Nei pochi momenti in cui cercano la semplicità, gli Alt-j smettono di funzionare e il pezzo più immediato della raccolta è anche il peggiore. Il blues-rock di "Left hand free" sembra che sia stato inciso per scherzo al fine di soddisfare i palati americani, e sorprende, sì, ma nel modo sbagliato: senza strati di voci sovrapposti, campionamenti inattesi e cambi di direzione improvvisi, gli Alt-j non hanno senso. Sono un genere a sé stante e "This is all yours" perlopiù conferma l'efficacia e l'inimitabilità della loro formula segreta. Che continuino a ispirarsi ai cervi giapponesi: questo è il migliore secondo album che potessero fare.