«UNDUN - Roots» la recensione di Rockol

Roots - UNDUN - la recensione

Recensione del 05 dic 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Benvenuti al cospetto della miglior band degli ultimi anni, veri e propri stakanovisti della musica... No, non stiamo parlando della E Street Band, degli Heartbreakers, neanche degli Arcade Fire, neanche degli Interpol. Stiamo parlando dei Roots. Perché se volete sentire il miglior combo di musicisti - quelli più imprevedibili, più versatili - dovete sentire ?uestlove e soci. Non sono dei pivellini, anzi. Ma negli ultimi 2 anni ne hanno fatta di ogni. Un disco come attori principali (“How I got over”), uno come co-protagonisti (quel piccolo gioiello che è “Wake up”, rielaborazioni di brani anni ’70 inciso assieme a dei John Legend); uno da backing band (“The road to Memphis”, a supporto di Booker T.). E, nel frattempo, hanno suonato praticamente tutte le sere come “house band” nello show più ammirato della TV americana, quello di Jimmy Fallon, esibendosi veramente con chiunque passasse di lì come ospite.
E poi, come se nulla fosse, te ne escono con un concept–album come questo “Undun” che, se possibile, sposta l’asticella ancora più in alto. Il concept è questo: raccontare la vita di Redford Stephens, personaggio immaginario dalla vita violenta nei quartieri neri americani, e attraverso la sua storia raccontare uno spaccato di vita americana. E poi ci sono altre sfide: offrire un disco più coeso dei precedenti.
Ma, concept a parte, “Undun” è semplicemente una grande raccolta di canzoni. Che ha tutto quello che ha reso grandi i Roots: ovvero le radici hip-hop (ancora ben evidenti nel grande numero di “featuring”, oltre che nelle basi musicali), la loro rivisitazione tra r ‘n’ b classico, rock, e chi più ne ha più ne metta. Esempi perfetti ne sono brani come “Lighthouse” o “I remember”, con ritmi e strumentazioni vari che si intersecano.
Perché arriveranno pure dall’hip-hop, dai suoni campionati e sintetici. Ma suonano, oh se suonano. i Roots. Hanno un piglio e un tiro che molte rock band si sognano da lontano. E le tracce di questo CD (a parte i "movimenti" strumentali finali, utili al concept album, inutili musicalmente), lo dimostrano in pieno.
"Undun" forse non è il disco più diretto della band, magari non è neanche il disco migliore, ma è un altro piccolo gioiello di questa enorme band.

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