«L'AMORE E' UNA COSA SEMPLICE - Tiziano Ferro» la recensione di Rockol

Tiziano Ferro - L'AMORE E' UNA COSA SEMPLICE - la recensione

Recensione del 24 nov 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C’è uno stereotipo che vuole che le migliori opere si producano sotto pressione o in sofferenza. Non è sempre così. Il Tiziano Ferro del 2011, è un uomo più in pace con se stesso e anche con la propria musica: tutte cose che si sentono, eccome se si sentono, nel suo quinto disco “L’amore è una cosa semplice”. Lo si capisce fin dalle prime note di “Hai delle isole negli occhi”: un ballata r’n’b, giocata su piano e organo, con voce calda, che ogni tanto fa un po' di rap, ma è perlopiù vicina alla black music dei tempi d’oro. E’ (quasi) tutto così, questo disco. Un album più solare, suonato quasi tutto dal vivo in studio, come ci ha raccontato lo stesso Tiziano.
Un disco votato alla semplicità, come sottolineato nella title-track, un’altra ballata, dedicata al tentativo di smettere di complicarsi la vita. Ma la semplicità è anche musicale, con scelte che in buona parte insistono sul lato meno sintetico della musica del cantante di Latina e viaggiano su versante più naturale.
La musica elettronica, i ritmi sincopati ci sono ancora - come nel bel singolo “La differenza tra me e te” o quello di “Smeraldo”, canzone cantata in inglese anche con John Legend; ma sono coloriture al servizio delle canzoni, più che protagoniste. E ci sono ancora i toni più scuri e arrabbiati, quelli de “La fine”, scritta con Nesli: brano che racconta il “vecchio” Tiziano, quello prima della lavorazione di questo album (“E’ come se un vecchio amico avesse scritto una lettera per raccontarmi la mia storia”, dice Tiziano delle parole di Nesli).
Però il suono predominante è quello di canzoni come “L’ultima notte al mondo”, la prima canzone scritta per l’album. O come quello di “Paura non ho”, scritta da Irene-Grandi: un brano che ha il sapore di una ballata degli anni ’60, con archi e melodie che disegnano atmosfere d’altri tempi - è la prima volta che Tiziano fa totalmente l’interprete, cantando una canzone altrui. O la bossanova di “TVM" un altro esempio di suono caldo, ottenuto grazie al lavoro di musicisti come Mike Landau alla chitarra, Vinnie Colaiuta alla batteria e Reggie Hamilton al basso, sotto la fida produzione di Michele Canova.
“L’amore è una cosa semplice” è il disco della maturità di Tiziano? Si, perché dimostra che si può andare avanti, crescere musicalmente e nella scrittura. No, perché queste cose Tiziano Ferro le ha già dimostrate altre volte nella carriera. E’ semplicemente un ottimo disco di uno dei migliori cantanti pop che abbiamo mai avuto in Italia.

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