«LE NOISE - Neil Young» la recensione di Rockol

Neil Young - LE NOISE - la recensione

Recensione del 22 set 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Neil Young è un genio. E lo è Daniel Lanois. E capita che due grandi teste pensanti facciano musica assieme, ma non è per niente scontato che il risultato sia maggiore della somma delle parti, come dovrebbe essere in teoria.
Invece, per “Le noise” il miracolo della musica si avvera: Neil Young prodotto da Daniel Lanois.Il suono e le canzoni di Young ci sono e sono riconoscibili. La produzione stratificata di Lanois, pure. Ma c’è molto di più. C’è un grande artista che a 65 anni suonati si rimette in gioco su più fronti.
Young ha un passato da luddista antitecnologico: ricordate i dischi degli anni ’70 – su tutti “On the beach” – mai pubblicati in CD, come protesta al freddo digitale? “Le noise” è un disco antitecnologico, ma in un altro modo: è la miglior sfida all’iPod che possiate trovare in giro. Fin dal titolo, che ammicca al cognome del produttore, ma che in realtà allude agli strati e strati di suono, agli effetti e colori con cui sono trattati le voci e le chitarre elettriche che sono spesso gli unici elementi delle canzoni. Tutto per gentile concessione dell’altro canadese, Lanois. E tutto difficile da ascoltare con le cuffiette bianche, rippato e compresso in mp3. Certo che lo potete fare, ma vi perdete tutto il divertimento, a partire dal riverbero sull’iniziale “Walk with me”, al suono delle corde metaliche di un’acustica su “Love and war”, o i paesaggi sonori di “Angry world”, con la voce di Young messa in eco in sottofondo. Ascoltato a bassa definizione, questo disco perde la sua profondità.
Poi, siccome Young è Young – per dire, uno che da qualche tempo si è messo a scrivere sulla sua bacheca su Facebook – il disco esce in una versione iper-tecnologica in Blu-ray, e ci sarà anche un’App per iPhone e iPad con una versione interattiva e “aumentata” del disco. Giusto che non si dica che lui, che fino a qualche tempo fa prendeva in giro la mela con le cuffie, non vede il mondo che cambia. Solo che lo usa a modo suo, senza farsi usare.
Ma sono dettagli, perché il vero centro di tutto è la musica. Ricordate quando Paul Simon lavorò con Brian Eno? Ne venne fuori un disco due identità sonore sovrapposte, che non si toccavano mai, rimanendo distanti. Invece, in “Le noise”, Lanois è riuscito a prendere il suono di Neil Young, il suo modo di scrivere canzoni e interpretandolo, dandogli nuovi vestiti senza snaturarlo. Young, da par suo, ha fatto un disco per voce e chitarre elettriche, con canzoni forti, dalle parole caustiche (come in “Angry world”: “Certa gente vede il mondo come un business plan”), o riflessive sul proprio passato (“Hitchiker”). Insomma, l’avrete capito: un piccolo grande gioiello, una lezione. Fatevi un favore: non scaricate questo disco, compratelo in CD e ascoltatelo su un buono stereo, o con un buon paio di cuffie.

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