«HOWL - Black Rebel Motorcycle Club» la recensione di Rockol

Black Rebel Motorcycle Club - HOWL - la recensione

Recensione del 27 set 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Bisogna essere molto ruffiani o molto bravi per fare un disco come “Howl”. Bisogna esserlo se sei una band portata in palmo di mano dalla stampa inglese - che, si sa, si stufa presto dei propri temporanei idoli – e se sei giunto al terzo disco, dopo due belli, ma fortemente connotati e un po’ ripetitivi. Bisogna esserlo se la tua casa discografica – una major, la Virgin - ti ha mollatp e tu hai firmato con una indie, la Echo.
I Black Rebel Motorcycle Club sono americani, ma non lo si direbbe: sono emersi con un pop rock rumoroso che citava dichiaramente i Jesus and Mary Chain: chi ascoltava e leggeva di musica tra gli anni ’80 e i primi ’90 se li ricorda ancora bene, per capolavori come “Psychocandy”. Un gruppo perfetto per diventare di moda, i B.R.M.C.. Poi, consci di questo rischio di diventare prigionieri del proprio suono (e di quello di qualcun altro), hanno cambiato le carte in tavola: “Howl” è un disco di folk-rock-blues. Non li riconoscereste, se non sapeste che sono loro: “Restless sinner” potrebbe essere una outtake di “Beggars banquet” degli Stones, “Weight of the world” il nuovo singolo di qualche band del famigerato “New acoustic movement”, “Still suspicion holds you tight” potrebbe essere stata scritta dagli Oasis in vena acustica; “Gospel song” parte come Johnny Cash per terminare alla Jesus and Mary Chain (ma va?). Perché, si, i B.R.M.C. continuano a sembrare terribilmente inglesi. O, meglio, sembrano degli inglesi che cercano di suonare americani, una band proveniente dalla provincia d’albione che cerca di incorpare nella propria musica tendente alla melodia pop le radici del rock d’oltreoceano: Dylan, il cantautorato folk, il blues.
In tutto questo, però, sono terribilmente bravi: i B.R.M.C. sono dotati di capacità di scrittura e di arrangiamento, cosicché queste 13 canzoni non suonano mai troppo ruffiane. “Howl” è un bel disco, anche coraggio per certi versi, che si lascia ascoltare piacevolmente, se si riesce a non pensare a cosa somiglia. Bisogna essere molto ruffiani o molto bravi, dicevamo, per fare un disco come “Howl”. O entrambe le cose: alla fine i BRMC, per fortuna, sono più bravi che ruffiani.

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