Recensioni / 25 ott 2018

Maneskin - IL BALLO DELLA VITA - la recensione

Il debutto dei Maneskin sulla lunga distanza: "Il ballo della vita"

I Maneskin provano ad affermare il talento, oltre il talent show: 12 canzoni, tra rock, pop, e persino ritmi latini. Ottima produzione, ma la strada è ancora lunga.

Voto Rockol: 3.0 / 5
Recensione di Gianni Sibilla
IL BALLO DELLA VITA
SonyMusic (CD)

10 mesi fa, i Maneskin uscivano da X Factor 11 come vincitori virtuali, battuti in finale sul filo di lana da Lorenzo Licitra. Adesso arriva l'album di debutto: esce venerdì 26 ottobre, il giorno dopo la prima puntata in diretta della nuova edizione del talent, in cui i Maneskin tornano come ospiti d'onore. Del vincitore reale si sono perse le tracce. 
In questo periodo, i Maneskin sono stati guidati in un percorso di crescita, per passare da "fenomeni da talent" a realtà, per sfruttare quel successo, per costruire le basi per presente e futuro. Un tour sold-out in piccoli club (ancora con un repertorio di cover e i pochi inediti pubblicati), la prima canzone in italiano (“Morirò da re”), poi l’annuncio di un tour in club più grossi, nuovi sold out. Quindi un’altra canzone in italiano, “Torno a casa”, la prima ballad del gruppo, ha preceduto "Il ballo della vita". In questi giorni i Maneskin sono anche al cinema con un documentario sulla lavorazione del disco. Insomma: da X Factor, dopo anni di risultati musicali deludenti (chi si ricorda chi ha vinto nel 2015 e nel 2016?), è arrivato un nome che funziona.

 Il successo, però, non è l'unico parametro: “Il ballo della vita” ha il difficile compito di provare a dare un’identità più definita ad una band giovane anagraficamente e musicalmente. In televisione i Maneskin apparivano già con una propria personalità. Ma senza telecamere è un'altra storia: come sappiamo, i talent sono gran trampolino, danno visibilità immediata, costruiscono storie e personaggi. Ma sul medio e lungo periodo non garantiscono una carriera se non c'è una buona dose di lavoro: senza canzoni non si va da nessuna parte.  Letto in questo senso, “Il ballo della vita” è un passo verso la maturazione e la costruzione di un repertorio, ma non fornisce tutte le risposte.

Nelle 12 canzoni, i Maneskin insistono spesso in un formato che è ormai consolidato: quello della canzone rock-funky (quello che negli anni ’90 avremmo chiamato “crossover”). Nel disco non c’è “Chosen”, l’inedito della trasmissione, ma c’è “Morirò da re”, e ci sono brani che seguono quella scia come come “New song”, “Fear for nobody” (che parte con un riff che sembra citare “Seven nation army” per poi arrivare ad un pop-rock decisamente più aperto, dalla chitarra funk, con tanto di fiati), “Lasciami stare”, “Close to the top”. 
I Maneskin variano e svariano oltre quel genere: “Torno a casa” è la canzone più compiuta e matura del disco, parte come ballata e si apre in un bel crescendo. “Le parole lontane” è una power ballad, “Immortale” è un rap-rock con Vegas Jones, con Damiano che rappa e usa l’autotune, “Niente da dire” è acoustic-rock.  La band si lancia in campi inaspettati: “L’altra dimensione” è folk-rock danzereccio e acustico, con chitarra gitana (e cori “Eh! Oh!, Eh! Oh!”), con un risultato che ricorda il Daniele Silvestri de “Il mio nemico” - non solo musicalmente: il testo dei Maneskin contiene un verso “E voi comprate amore con le carte visa” che ricorda il ritornello del cantautore “Il mio nemico non ha divisa, ama le armi ma non le usa, nella fondina tiene le carte visa”.  Convince molto meno “Are you ready?”, una sorta di reggaeton-rock.

La confezione del disco è curata dal produttore Fabrizio Ferraguzzo:  i suoni sono puliti e definiti nei diversi generi.  I testi (opera di Damiano, il cantante), continuano con il racconto un po’ sbruffone a cui la band ha abituato dai tempi di X Factor, con i riferimenti al personaggio-musa Marlena (presente in 5 canzoni e con 19 occorrenze nei testi).  Un racconto che la band ha portato fuori dalle canzoni, nell’immagine, nei videoclip, nei post sui social (“Presto tutto questo sarà nostro” postato quando hanno aperto per gli Imagine Dragons etc. etc.), nelle affissioni che si sono viste nelle città. Che piaccia o meno, questo è il loro stile: a metà tra l’arroganza dell'età e un'immagine ricercata. Provano a parlare sia ai giovanissimi, a cui questo tono un po' aggressivo evidentemente piace e che conoscono poco le loro fonti musicali, sia agli adulti, che notano più le sfumature, la cura dei dettagli e riconoscono un rock che hanno amato in passato.

Ci sono cose che non convincono, però: per esempio la scelta di non scegliere tra l’inglese e l’italiano: 5 canzoni contro 7, con un risultato nel complesso disomogeneo. Anche la scelta di svariare sui generi inclusi nel disco risulta a tratti forzata: la già citata “Are your ready?" magari funzionerà in radio o in streaming, ma suona davvero improbabile, per come abbiamo conosciuto il gruppo finora. 

Per il futuro, se i Maneskin davvero vogliono che “tutto questo sia loro” e che questo sia davvero un “viaggio che nessuno ha fatto”, come cantano in "Torno a casa", dovranno lavorare ancora di più sul repertorio, fare scelte linguistiche e musicali ancora più precise, dopo questo primo passo.  Gli album a questo servono, anche oggi: a raccontare l’identità musicale di un gruppo o di un artista in un dato momento. “Il ballo della vita” riesce a mostrare che il talento dei Maneskin c’è, al di là del talent show. Ma il percorso di un artista e di una band, soprattutto se vuole definirsi "rock", è fatto di credibilità: qua la strada è appena iniziata.

 

TRACKLIST

01. New Song - (03:33)
02. Torna a casa - (03:50)
03. L'altra dimensione - (02:06)
04. Sh*t Blvd - (03:22)
05. Fear for Nobody - (02:30)
06. Le parole lontane - (03:24)
07. Immortale (feat. Vegas Jones) - (02:31)
08. Lasciami stare - (02:49)
09. Are You Ready? - (02:33)
10. Close to the Top - (02:18)
11. Niente da dire - (02:36)
12. Morirò da re - (02:37)