«MAFALDA, IL METEO E TUTTO IL RESTO - Qualunque» la recensione di Rockol

Qualunque - MAFALDA, IL METEO E TUTTO IL RESTO - la recensione

Recensione del 23 ago 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

  Qualunque come il giorno in cui i pensieri che ronzano per la testa prendono un peso tale che il momento è quello buono per tirarli fuori. Qualunque come quelle storie un po’ tormentate che vogliono quadrare i conti di un amore difettoso, di un lavoro che fa fatica ad arrivare e di quelle botte che invece arrivano sempre puntuali e che i segni li lasciano sempre.


  Qualunque è Luca Milani, un ragazzo della provincia che ha deciso di dare voce alle sue inquietudini, liberarsi del fardello emotivo che si porta dietro come bonus generazionale. Il suo album d’esordio è “Mafalda, il meteo e tutto il resto”, dove in questi tre elementi si racchiude tutto un mondo che potremmo definire come universalmente condivisibile. Corsi e ricorsi di uno come tanti che si trova a fare i conti con se stesso, ma anche il ritratto disincantato chi si affaccia alla vita adulta e si racconta in testi sofferti e a tratti insofferenti ma che allo stesso tempo non si piange addosso, o almeno non del tutto, perché sa che bisogna sfidare la tempesta e le giornate di sole con la stessa carica granitica, con l'ombrello e la giacca a vento sempre pronti a far da scudo. E’ un disco in cui la malinconia ci avvolge come la coperta di certe domeniche uggiose, raccontandoci che in fondo fa tutto parte del diventare grandi per davvero. Ci sono i malumori sentimentali, accompagnati da quelli del tempo atmosferico, e poi ci sono quelli racchiusi in quel “tutto il resto”, che poi è una realtà ancora in via di definizione. In otto tracce di pop rock barcollante il cantautore qualunque Luca ci racconta di ordinaria precarietà con gli accordi in minore, il riverbero alto e la pioggia sempre battente.

  Alle fine quali che siano le sfighe quotidiane che Luca ha deciso di raccontarci, le sue (dis)avventure sono quelle di chiunque, realmente. Non si tratta di una presa di coscienza sociale né di sfogo appassionato sui mali della società, il suo microcosmo è quello di chi non ha paura di mostrarsi per quello che è, debole e sognatore ma anche capace di pretendere i propri spazi e mandare se necessario tutti a quel paese. Un debutto sì carico di grigiore, ma anche ricco di spunti per prendere le distanze dall’eterno vittimismo dell’uomo qualunque.

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