«LET THE SUN EP - Marigold» la recensione di Rockol

Marigold - LET THE SUN EP - la recensione

Recensione del 11 lug 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Le band, come le persone, sono esseri viventi che nascono, crescono e muoiono. La fase della crescita poi, può essere ulteriormente suddivisa in diverse parti, periodi ben precisi scanditi da eventi più o meno importanti come la pubblicazione di un disco, un tour particolare, un cambio di line up. Tutte cose che determinano il cammino che un gruppo può intraprendere, la direzione che si andrà a percorrere. I Marigold sono una band abruzzese fondata da Marco Campitelli nel 1998, arrivata al giorno d’oggi con un Ep di debutto (“Divisional”, 2004) e due album (“Erotomania” e “Tajga”, usciti rispettivamente nel 2007 e nel 2009) sulle spalle, e una serie di cambi di line up che hanno fissato la formazione a tre con Campitelli voce, chitarra ed effetti, Stefano Micolucci al basso e Giovanni lanci alla batteria.
I Marigold fanno post punk, un raffinato post rock, dark, avant rock, musica sperimentale: tutti generi che dalle nostre parti è difficile sentire fatti come Dio comanda. Dal 2007 a oggi hanno suonato in diverse parti d’Europa come Francia, Austria e Slovenia; ovviamente anche in Italia. A conti fatti un periodo di cambiamento, di transizione, per tornare poi al punto zero, a quel momento cioè in cui fai un recap della situazione, archivi una fase e ne apri un'altra.

Ecco quindi “Let the sun”, un Ep nato con l’intenzione di racchiudere in sé un periodo, riassumere quanto fatto fino ad oggi - non senza una certa malinconia sostanziale - per potersi poi lanciare in qualcosa di nuovo. Quattro i pezzi in tracklist, ovviamente l’inedito “Let the sun” più tre episodi live (non per caso) pescati dalla discografia del gruppo: “Degrees”, “Exemple de violence” (piccola perla cantata in francese) ed “Erotomania”, titletrack dell’omonimo album. Un Ep, a mente fredda, più importante di quanto si possa pensare. D’accordo, l’inedito è solo uno; gli altri sono tutti pezzi potenzialmente già sentiti. Raggrupparli però sotto lo stesso tetto, con questo criterio, e soprattutto con questo spirito, è un qualcosa che trascende il semplice desiderio di “tornare-a-farsi-sentire-perché-c’è-un-disco-che-uscirà-e-quindi-è-bene-non-far-perdere-le-proprie-tracce”. “Let the sun” è un Ep per così dire “retroattivo”, utile a capire a fondo una band come i Marigold, arrivata ad un piccolo, ma fondamentale punto di svolta. Ecco dunque spiegato un pezzo come “Let the sun” stesso, uno sguardo adulto, sofferto, dall’animo acustico e dal background noise, su una giovinezza ormai finita; l’amara consapevolezza di esser passati oltre. Un pezzo non dissimile da certe poesie targate Cure per carica emotiva, eleganza formale, profondità… per bellezza. Già, bellezza.

I Marigold entreranno presto in studio per dare un seguito all’ultimo “Tajga”. Se non li conoscevate, questo Ep è un buon modo per entrare nel loro mondo. Da parte nostra continueremo a tenerli d’occhio da vicino attraverso la nostra rubrica The Observer. Le band, come le persone, sono esseri viventi che nascono, crescono e muoiono. E per i Marigold è finalmente arrivato il momento di diventare grandi.

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