«HARAKIRI - Serj Tankian» la recensione di Rockol

Serj Tankian - HARAKIRI - la recensione

Recensione del 09 lug 2012 a cura di Rossella Romano

La recensione

Nella tradizione giapponese "harakiri" è il suicidio che si infliggevano i guerrieri con taglio netto orizzontale nell'addome. Non è un caso se il terzo album solista di Serj Tankian , leader dei System Of A Down , abbia proprio questo titolo. Undici tracce che ti colpiscono dritte allo stomaco, virate tra l'hard rock, che ha donato "fortune & fame" a Serj, l'hardcore, il metal a tinte dark, il punk e l'elettronica. Il poliedrico Tankian, che ha lavorato nei passati due anni a ben quattro dischi (uno jazz, uno electro con il progetto Fucktronic, un'opera sinfonica intitolata "Orca" e la sua nuova fatica solista), non si è mai risparmiato nel proporre, con i suoi testi, la realtà nuda e cruda, senza mai "addolcire la pillola". Brani corposi e densi, che spingono alla riflessione su chi sia l'uomo contemporaneo e su quale sia il suo futuro. Temi centrali di questo nuovo album dell'artista di origine armena sono la politica, la società, l'ambiente e l'ecologia: è proprio la moria di pesci e uccelli avvenuta nel gennaio del 2011 a spingere Tankian a comporre proprio la title track del disco e a concepire tutto il lavoro. Un album che nasce dall'amore di Serj per la Terra e la natura ("mi ha ispirato moltissimo la Nuova Zelanda, selvaggia e incontaminata", ha detto in una recente intervista a Rockol. La tracklist di "Harakiri" si apre con "Cornucopia", schitarrata e potente, un bell'inizio. Serj canta degli sprechi e della ricerca frenetica di denaro da parte di chi governa l'occidente, creando una frattura economica tra Paesi agiati e Paesi poveri non indifferente. Si prosegue poi con "Figure it out", primo singolo estratto dal disco, pezzo dal ritmo incalzante e dalla melodia molto vicina ai primi brani dei System, una sorta di "richiamo alle origini" che di certo piacerà ai fan. Altro riferimento ai soldi è "Ching chime", che rimanda al suono delle monete: un ritornello sarcastico che ti rimane a dir poco impresso, modi filastrocca, e una melodia con tocchi elettronici davvero ben strutturata. "Butterfly" è dedicata alla natura e all'ambiente violati dall'uomo: attraverso una metafora Serj canta con trasporto delle brutture commesse dall'uomo su piante e animali. "Children outcry, "Granfather sky", rivers surviving through her eye", è il verso favorito da Tankian. "Occupied tears" e "Defending silence" riecheggiano come il fischio di colpi di pistola inferti dall'uomo alla nostra società: comunità ferite, abusate, in cui il silenzio e le lacrime urlano con tutta la loro forza. Note suonate alla perfezione, batteria incalzante e chitarre protagoniste di gran parte dei pezzi sono il punto di forza del nuovo album di Tankian. "Forget me knot", nodo al fazzoletto, il "male" non si dimentica, "Reality TV" e "Uneducated democracy" sono lo specchio di cosa siamo diventati e per mezzo di chi. Il rock, sapientemente dosato accompagna l'intero disco. "Wave on", con un graditissimo intro di batteria e una sezione ritmica davvero ben calibrata, melodica e armoniosa, chiude un disco davvero ben riuscito. Curato nei minimi dettagli e cantato con un pathos talmente forte da lasciare il segno, "Harakiri" la ferita nell'addome la procura, eccome.
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