«CHIAMAMI ANCORA AMORE - Roberto Vecchioni» la recensione di Rockol

Roberto Vecchioni - CHIAMAMI ANCORA AMORE - la recensione

Recensione del 23 feb 2011

La recensione

Tutto ruota intorno al Festival di Sanremo 2011, e associare un cantautore, un professore addirittura, come Roberto Vecchioni alla festa della canzone italiana che è ritenuta nel pubblico sentire – il privato è un’altra faccenda… - da tempo immemore come la fiera del nazionalpopolare più becero, fino a qualche tempo fa non faceva bello, anzi non si faceva proprio. Tutto ruota intorno al Festival di Sanremo 2011 perchè – come vergato molto esplicitamente in nero su sfondo marroncino nelle note contenute nel libretto allegato al cd – si ringrazia “Gianni Morandi: se non mi avesse convinto a partecipare a Sanremo, questo disco non sarebbe mai nato”. La storia, per raccontarla tutta e per intero, narra che “Chiamami ancora amore”, la canzone, quella che dà il nome all’album, a Sanremo trionfi inaspettatamente. Almeno per me. La vittoria giunge inaspettata perchè, pur con i dovuti “correttivi” artistici, vedi alla voce orchestra e sala stampa, a decretare il nome del vincitore è il voto del fantomatico popolo sovrano con i suoi sinistri sms. Le ultime due edizioni avevano visto posizionarsi sul gradino più alto del podio Marco Carta e Valerio Scanu due giovani figli di Sardegna, ma anche dei talent show televisivi. Facile risalire all’identikit di chi si era dato la briga di votare. Date le premesse sembrava apparentemente semplice prevedere chi avrebbe potuto prevalere nella sessantunesima edizione del festival appena concluso, ma, sorpresa!, quest’anno – come l’anno in cui nel campionato di calcio italiano gli arbitri delle partite vennero sorteggiati integralmente senza un designatore supervisore* - si ruota di centottanta gradi e di un paio di generazioni, e vince l’attempato outsider Roberto Vecchioni.
Difficile dire se qualcosa è cambiato nelle preferenze degli aficionados al concorso ligure o se trattasi della più classica delle eccezioni che confermano la regola. E’ anche vero che, tutto sommato, “Chiamami ancora amore” è una canzone che più sanremese non si può: interpretazione intensa ad invocare disperatamente l’amore in un mondo intriso di brutte difficoltà e belle speranze.
Dal palco del Teatro Ariston il più sentito dei ringraziamenti di prammatica del vincitore è stato quello dedicato alle donne. Atto di educata galanteria banale e ruffiano potrebbero liquidare i più cinici. Banale sì ma fino a un certo punto perchè Roberto Vecchioni ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’universo femminile. Vale la pena ricordare che la canzone regina dell’estate italiana 1992 fu “Voglio una donna” che valse al cantautore milanese la vittoria al Festivalbar di quell’anno.
Il cd “Chiamami ancora amore” è orientato al femminile tanto che nei tre duetti che vi compaiono Roberto propone canzoni pescate dal suo vasto repertorio accompagnandosi esclusivamente con esponenti del gentil sesso. “Dentro gli occhi”, canzone che risale al 1984, è ingentilita dall’eterna Ornella Vanoni. La leggiadria della pianista Federica Fornabaio sottolinea le parole di “Love song (despedida)” tratta dall’album del 1997 “El bandolero stanco” mentre “Il nostro amore” in compagnia di Dolcenera è una rielaborazione di una sinfonia di Tchaikovsky con tanto di violino viola e violoncello in sottofondo. A parere di chi scrive ottenendo un non riuscitissimo effetto “musical”.
Nell’album solamente tre sono gli inediti: la ormai conosciuta e radiofonica regina di Sanremo “Chiamami ancora amore”; la malinconica “Mi porterò” che canta il pensiero di chi volge lo sguardo dietro le spalle e non fa programmi per un tempo che ha sempre meno futuro avanti a sè e l’orrore della guerra in quella sorta de “La guerra di Piero” che è “La casa delle farfalle”. Oltre ai duetti e agli inediti il cd contiene due omaggi: “Lontano lontano” di Luigi Tenco e “Hotel Supramonte” di Fabrizio De André. La prima è la riproposizione di uno dei classici della canzone d’autore italiana – essendo l’album in debito con il festival di Sanremo appare quasi scontato, ma gradito, proporre un brano di un artista il cui ricordo sarà per sempre legato a Sanremo e al suo festival -, la seconda è una delle canzoni più intime dell’artista genovese, nella buona versione dal vivo tratta dall’album tributo “Faber, amico fragile” del 2003: entrambe intense, delicate, rispettose e misurate il giusto.
“Chiamami ancora amore” non è nulla di nuovo e sconvolgente nei cieli della canzone italiana, l’ascolto dei tre inediti denota un discreto stato di salute di un autore con la a maiuscola. L’augurio è che l’effetto Sanremo possa portare qualcuno, meglio se di giovane età, a incuriosirsi, togliere polvere e ragnatele e aprire la porta della canzone d’autore degli anni settanta – il periodo migliore di Roberto Vecchioni -, superato lo shock lessico-temporale potrebbe avere delle piacevoli sorprese.
* l’annata fu la 1984-85 e vinse il Verona, l’esperimento del sorteggio integrale non fu più ripetuto


(Paolo Panzeri)
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