«FLAMINGO - Brandon Flowers» la recensione di Rockol

Brandon Flowers - FLAMINGO - la recensione

Recensione del 13 set 2010 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Benvenuti nella favolosa Las Vegas, capitale del divertimento e del gioco d’azzardo. Il posto ideale se hai qualche dollaro da scommettere o se sei in cerca di un fine settimana da ricordare, o perché no, da dimenticare. C’è chi la considera la capitale del vizio e della pacchianeria, chi semplicemente un grandissimo parco dei divertimenti in puro stile americano doc. Qualcuno ci ha fatto una fortuna mentre altri hanno perso tutto e anche di più, tra una piramide egizia di dubbio gusto e i canali di una Venezia ricostruita alla bene e meglio. Posso solo immaginare quante deve averne viste uno come Brandon Flowers che a Las vegas ci è nato e cresciuto. A Las Vegas ha lavorato nei casinò come facchino, ha formato una band, i Blush Response, da cui è stato cacciato e da cui un paio d’anni dopo sono nati i Killers. Beh, una scommessa persa e una vinta. Nel frattempo Brandon sposa la fidanzata col rito della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, una chiesa mormona per uno di Las Vegas in quello che non può non essere considerato un vero azzardo. Avrà pensato a tutto questo e a chissà cos’altro il nostro Brandon prima di iniziare a mettersi al lavoro sul suo esordio solista dopo otto anni con i Killers, esordio che guarda caso s’intitola “Flamingo”, proprio come il Flamingo Casino e la Flamingo Road a Las Vegas. Sembra allora che la strada per capire un disco come questo debba passare per forza da tutto quello che nel disco non si sente, dalla città stessa e da tutte quelle immagini, persone e chissà cosa che hanno dato vita a questa idea. Esperienze che il buon Flowers ha pensato bene di sintetizzare in dieci pezzi affidati alle amorevoli cure di produttori del calibro di Stuart Price, Daniel Lanois e Brendan O'Brien. Perché giocare d’azzardo, non vuol dire solamente affidarsi alla fortuna: tutti i migliori giocatori hanno alle spalle un metodo. E magari un paio di assi nella manica. Nel caso di Flowers e del suo “Flamingo” si può dire che si parte da una base solida che il nostro ha edificato con i Killers, una base synth pop molto divertente e a tratti scanzonata che risplende della voce di Flowers, una voce in grado di alzare prepotentemente la media di qualsiasi pezzo a cui viene prestata. Si inizia con un’accoglienza vera e propria, “Welcome to fabulous Las Vegas”, un pezzo che parte in sordina e cresce fino a raggiungere un’esplosione di luci e colori. E’ un pop di grande respiro su cui s’innestano chitarre e arrangiamenti vagamente country, evidentemente figli del deserto intorno a Las Vegas, in un incontro tra la passione per i Cars, gli Smiths, i Pet Shop Boys e la vena malinconica di un Johnny Cash ancora giovane e con brio. Un ritornello questo che si ripete bene o male in tutto l’album, vuoi nelle più “killersiane” come “Only the young” e “Jilted lovers & broken hearts”, o nel più tradizionale duetto pop “Hard enough” dove spunta la voce di Jenny Lewis dei Rilo Kiley. “Playing with fire” smorza i toni e riporta tutto a livello di un riflesso in lontananza, delle luci della città viste attraverso la camera di un albergo (e colgo il riferimento per sottolineare finalmente un’immagine azzeccata per una cover e non la solita faccia patinata da spiattellare in primissimo piano), un riflesso che mantiene comunque una grande intensità di colore con un bel crescendo nel finale. “Was it something I said?” invece è divertimento senza troppe aspettative in puro stile anni Ottanta. Che, benché sotto tono rispetto al resto del disco, ci può stare se preso con la dovuta cognizione di causa. Molto meglio in questo senso “Magdalena” e il singolo “Crossfire”, più solari e sicuramente di grande effetto se pensate in ambito live, regola che a pensarci bene, vale comunque per tutto l’album (che buona parte del successo dei Killers sia dovuto alle ottime performance live non è un mistero per nessuno, Flowers ovviamente incluso). L’appassionante mezzo gospel di “On the floor” e la conclusiva “Swallow it” chiudono in bellezza la serie di cartoline da Las Vegas. Circola poi una versione deluxe con altre quattro tracce (“The clock was tickin'”, “Jacksonville”, “I came here to get over you” e “Right behind you”) che sostanzialmente non aggiungono nulla a quanto già detto nella versione standard che anzi, trasmette la sensazione di una migliore compattezza generale grazie ad una maggiore sintesi. In definitiva per chi non c’è mai stato, “Flamingo” è una buona occasione di fare un giro in città accompagnati da qualcuno che conosce il posto e sa “raccontarlo” in modo molto piacevole e con una deliziosa vena malinconica che non guasta. Benvenuti dunque nella favolosa Las Vegas: forse non sarà un viaggio indimenticabile, ma per quanto a volte eccessivo, di sicuro non mancherà il divertimento e la compagnia di una guida sincera.
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