«TIME ON EARTH - Crowded House» la recensione di Rockol

Crowded House - TIME ON EARTH - la recensione

Recensione del 26 lug 2007

La recensione

Orfano del fratello maggiore Tim e del batterista Paul Hester, morto suicida due anni fa (se l’è divorato il mostro della depressione: si veda la copertina disegnata dal bassista Nick Seymour), Neil Finn riparte indomito alla ricerca del suo santo graal, la canzone pop perfetta. Non sono più in molti a inseguire quella chimera, oggi che la pura e semplice abilità artigianale con musica e parole sembra non bastare più per farsi ascoltare dalle moltitudini. Finn, neozelandese di nascita ma australiano d’adozione, ha il vantaggio di arrivare dal Nuovo Mondo: anche se non vive più a testa in giù, anche se non risiede più down under, sembra conservare più curiosità, energia e freschezza di tanti suoi colleghi e coetanei, a dispetto di una carriera già lunga e di successo alle spalle e della tragedia che su questo disco incombe inevitabile, soprattutto nelle tematiche dei testi (l’ineluttabilità del passare del tempo, il cambio delle prospettive, le ultime occasioni da non perdere). Da noi i suoi Crowded House sono conosciuti soprattutto per quella ormai antica “Don’t dream it’s over” che Venditti trasformò in un suo successo italiano, “Alta marea”. Ma sono stati a lungo, fino allo stop di tredici anni fa, una delle punte di diamante del pop intelligente e fatto a regola d’arte: non è il caso di scomodare i Beatles, pensate piuttosto a Nick Lowe, agli Squeeze, ai Prefab Sprout o al Costello di “Alison”, fabbricanti di tessuti leggeri ma pregiati, roba vintage che risale ormai a fine anni Settanta, primi anni Ottanta. Qualcuno, anche tra i fan, ha storto il naso davanti a questa reunion e a questo disco. Perché? E’ un po’ troppo lungo, è vero, vicino ai sessanta minuti: ma questo oggigiorno è un difetto comune. Però fila via che è un piacere, lasciando impronte lievi ma immediatamente riconoscibili. Precisione chirurgica nella produzione (Ethan Jones, Steve Lillywhite, Tchad Blake: le firme contano pur qualcosa), bei suoni stagionati di Hammond e Wurlitzer, chitarre scintillanti (in “Even a child” e nel vivace singolo “Don’t stop now” suona Johnny Marr), dosaggio sapiente di “lenti” e brani veloci, curatissime armonie vocali, guizzi e ideuzze d’arrangiamento che saltano fuori, spesso, dopo ascolti ripetuti. In “Nobody wants you”, il brano d’apertura molto “radiofonico” e molto “americano”, scivola leggera una chitarra steel, in “Heaven that I’m making”, più cupa, sembra di ascoltare un sitar (ed echi di Peter Gabriel, che li ha ospitati ai suo studi Real World). In “You are the one to make me cry”, che ricorda un Bacharach solo un po’ più malinconico, c’è l’orchestra; in “She called up” una tastierina old fashion e un coretto infantile, mentre dall’armadio spuntano gli scheletri dei Kinks, o forse sono soltanto i Madness (o i Blur?), e “English trees” ha un sapore domestico e campagnolo di fisarmonica. E se “Walked her way down” fa venire in mente i Supertramp, “Transit lounge”, già nel titolo, richiama un po’ l’elettronica soft per ambienti degli Air. Per gusto personale, segnalo “Silent house”, già portata al successo dalle Dixie Chicks che con Finn l’hanno scritta a otto mani per il loro best seller “Taking the long way”: un folk rock scuro con un muro di chitarre sul finale che non sarebbe dispiaciuto neppure agli Husker Du di Bob Mould, fuzz> e melodia a braccetto. Il fatto è che il signor Finn ha mestiere, talento, memoria storica e nuove motivazioni. Già ai tempi degli Split Enz, in piena new wave, sapeva il fatto suo. E questa sua musica “leggera” ha una dignità, una solida consistenza che la ancora saldamente a terra.



(Alfredo Marziano)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.