«DA A... AD A - Morgan» la recensione di Rockol

Morgan - DA A... AD A - la recensione

Recensione del 24 lug 2007

La recensione

Fegato, ambizione e voglia di stupire il mondo non fanno difetto a Marco Castoldi in arte Morgan. Mai come in questo disco, però, che gli è costato la rottura di un lungo sodalizio discografico e il conseguente passaggio a una azienda concorrente. La quale poi con la sua vecchia etichetta, Columbia, ha finito per apparentarsi condividendone persino la sede: uno di quegli accidenti curiosi e casuali che danno senso all’enigmatico calembour del titolo, il muoversi in una certa direzione per poi ritrovarsi al punto di partenza, ciò che il musicista monzese racconta di aver sperimentato tanto nella vita privata che nella registrazione di questo disco, “un buco nero” che a un certo punto gli è sfuggito di mano, una incompiuta con tanto altro materiale rimasto in cantiere. L’ascolto lo conferma: è talmente denso, citazionista, pieno di intuizioni e di idee (ebbene, sì) che si prova vertigine e si perde facilmente il filo del discorso, come in uno di quei giochi enigmistici complessi e cervellotici che a lui piacciono tanto. Gli amanti del minimalismo e della stringatezza stiano alla larga, perché qui rischierebbero di fare indigestione. Ma solo a leggere i crediti c’è da divertirsi: Morgan e le sue Sagome (la sua band di riferimento) suonano theremin, glockenspiel, Moog, mellotron, sitar elettrici, grilli cinesi, giocattoli di legno,cucchiai, trombini barocchi, pianoforti preparati, chitarre orologio, batterie “asciutte” e batterie “isteriche”: e come bambini meravigliati affondano le mani in una magica musical box che molto aggiunge alle atmosfere colorate e caleidoscopiche di questo “Sgt.Pepper” made in Italy. Così almeno lo presenta il comunicato stampa redatto dalla casa discografica, osando l’inosabile: cosa che a Morgan, oggi, sembra venire più che mai naturale. L’autore monzese ricava abbondante ispirazione dalla musica classica, Bach e Wagner chirurgicamente trasfigurati con i bisturi del cut up e i software del computer, cita Erasmo da Rotterdam, la poesia metafisica di John Donne e la teoria delle catastrofi del matematico francese René Thom, i Kinks, Bowie e i Pink Floyd orchestrali di “Atom heart mother” (in “Liebestod”, scritta a quattro mani con Asia Argento, c’è anche un po’ di Gainsbourg, lì), la disco-funk (“Tra 5 min.”) e James Bond (“Demoni nella notte”, un tango onirico con una chitarra alla Marc Ribot), colonne sonore e pop sinfonico tra Moody Blues e Nico Fidenco, facendo singhiozzare di malinconia i vecchi cultori del vinile quando evoca un vecchio 45 giri dei Black Sabbath con l’etichetta a spirale della Vertigo. C’è anche un suo lato più intimo e fragile, però: quello cantautorale da “canzoni dell’appartamento” che rimandano a Bindi, Gaber e naturalmente De André, quello che lo porta a scrivere testi esplicitamente autobiografici e trasparenti (“Assurdo cosa accadde quando ti vidi per la prima volta/portavo un cuore entrando nella stanza/ma uscendo non l’avevo più:/Amore, come vetro, lo infranse al primo colpo”: sono le prime parole del disco, su “Amore assurdo” mixata dallo zio putativo Franco Battiato, ed è fin troppo facile capire a cosa si riferisce), a dedicare filastrocche falsamente infantili alla figlioletta Anna Lou (“Animali familiari” è un Rodari inacidito) e a farla esordire come cantante, a sei anni, con malcelato orgoglio di papà. Il meglio, e la sorpresa più grande, arriva nel finale, quando Morgan si lascia andare a una impervia e coraggiosa improvvisazione sulla lunghissima coda strumentale di “Contro me stesso” dando il la al violoncello vorticoso di Giovanni Sollima e alla voce del griot senegalese Badara Sek: una jam session che l’autore definisce “musica autoreferenziale e autodistruttiva”, ma con un sapore di libertà che non siamo più abituati ad ascoltare nel pop contemporaneo, soprattutto in Italia. Complimenti. Il resto? “Barocco ed estremo”, lo dice lui stesso. Un approccio stilistico che, Brian Wilson e Rufus Wainwright insegnano, ha un suo perché. Ma se usasse il freno, ogni tanto…



(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

02. DaAadA
05. Demoni nella notte
08. U-blue
09. La cosa
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