«THE TOWN AND THE CITY - Los Lobos» la recensione di Rockol

Los Lobos - THE TOWN AND THE CITY - la recensione

Recensione del 04 ott 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un giorno qualcuno dovrà riconoscere che i Los Lobos sono una delle migliori rock band americane. Dovrà riconoscerlo il pubblico, che è numeroso sopratutto tra gli appassionati del cosiddetto “roots rock”, ma non va molto oltre.
Sarà che i Lobos non hanno mai voluto sfruttare la botta di popolarità di massa avuta ai suoi tempi con la cover de “La bamba”, o sarà che il loro appeal mediatico è decisamente inferiore a gente come i fratelli Robinson dei Black Crowes, che fanno buona musica, ma litigano in pubblico, sposano attrici famose e così via.
Sta di fatto che questo “The town and the city” è uno dei più bei dischi di rock dell'anno. Innanzitutto spazza via ogni dubbio sul fatto che la band potesse essere in fase calante, visto che non usciva con un disco di inediti da 4 anni (“Good morning Atzlan”) e nel frattempo aveva pubblicato dischi di rivisitazioni del proprio repertorio (Il bellissimo “The ride”), EP di cover, un live ed un best.
In secondo luogo dimostra il coraggio della band, che ha messo da parte quasi ogni traccia del suo lato più allegro e scanzonato, se si eccettua la bellissima “The road to Gila Bend”, che ricorda i bei tempi di “By the light of the moon”.
“The town and the city” è infatti un disco in buona parte sperimentale, per come può esserlo quello di una roots-rock band: è ricco di brani scuri, quasi “Tomwaitsiani” nelle atmosfere un po' noir, e non è un caso che Waits fosse uno degli ospiti e dei “coverizzati” del periodo di “The ride”. Con “The town and the city” i Los Lobos hanno costruito quasi un concept album in cui raccontano ciò che conoscono meglio, ovvero storie del cofine tra Califonia e Messico. E infatti, l'altro lato del disco è quello dei suoni più folkeggianti e “tex mex”. Ma sentite “No puedo mas”: è il brano di latin rock che Santana sta cercando di fare da anni, rifugiandosi in collaborazioni prestigiose laddove non arriva più la sua chitarra.
Insomma, un altro piccolo capolavoro. Sicuramente un capolavoro non destinato alle masse, ma comunque un piccolo gioello rock da avere.

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