«B'DAY - Beyoncé» la recensione di Rockol

Beyoncé - B'DAY - la recensione

Recensione del 29 set 2006 a cura di Lisa Molinari

La recensione

Nel secondo album solista Beyoncé si lascia andare come se si trovasse a un party tra amici. Proprio a questo fa riferimento il titolo “B’Day”, slang americano per definire la festa di compleanno – nel caso della Knowles il 4 settembre, data coincidente con la pubblicazione americana del disco. E in tale stato d’animo l’artista ha concepito gli 11 brani del nuovo lavoro, registrato in due sole settimane: liberatasi dal ruolo di leader dell’ex gruppo Destiny’s Child ma anche dalla volontà di piacere proprio a tutti, Beyoncè trova il coraggio di avventurarsi in direzioni più personali rispetto al passato, agendo quasi per impulso. Ne è un chiaro esempio il brano che la cantante stessa giudica come il suo preferito dell’ album, “Ring the alarm”, marcato dal campionamento di una sirena ed esasperante come la situazione sentimentale che vuole evocare, quella di una donna vibrante di rabbia e gelosia per il proprio uomo. Una sensuale energia, propria di una Beyoncé più autentica del passato, pervade anche “Sugar Mama”, dallo spirito sinceramente funky, e “Green light”, dal quale emerge un fervore da ragazza del Sud grazie alla produzione firmata Neptunes. Ospiti dell’album, oltre a loro, altri assi dell’hip hop e dell’R&B americano quali Swizz Beatz, Rich Harrison, Sean Garrett ai campionatori ma soprattutto il produttore Rodney Jerkins, responsabile del passato tormentone di Beyoncé “Crazy in love” e il rapper nonché fidanzato Jay-Z. Proprio questi ultimi due firmano insieme alla cantante il singolo di lancio “Deja vu”, pezzo dall’aria più tradizionale e prevedibile rispetto agli altri. Che suona come un richiamo ai vecchi fan delle Destiny’s Child e un invito lanciato a chiunque abbia voglia di ballare al ritmo del “B’Day” party.

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