«FIRST IMPRESSIONS OF EARTH - Strokes» la recensione di Rockol

Strokes - FIRST IMPRESSIONS OF EARTH - la recensione

Recensione del 18 gen 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ne è passata di acqua sotto i ponti: era solo il 2002, e gli Strokes sembravano i salvatori del rock, a giudicare da come venne accolto il loro esordio “Is this it”.
Oggi siamo nel 2006 (o nel 2005, perché per uno strano paradosso spazio-temporale, questo disco è uscito in Italia il 30 dicembre 2005 e nel resto del mondo il 2 gennaio 2006: da noi le classifiche vengono rilevate a partire dal venerdì, e quindi l’uscita di dischi internazionali è sempre in anticipo di qualche giorno); è vero che la rinascita del garage-rock è partita da quel disco. Però poi sono arrivati Interpol, Franz Ferdinand, Editors, Bloc Party e tanti altri. Alcuni, come i Franz Ferdinand, hanno surclassato gli Strokes, che sono rimasti al palo con un secondo disco, “Room on fire”, troppo simile al primo.
Ed eccoci al terzo disco, quindi. Saggiamente presentato dal vivo con un tour in piccoli club: all’Italia è toccato un (bel) concerto al Transilvania di Milano. Bello non perché gli Strokes sul palco siano particolarmente trascinanti: fermi e immobili, sembrano fin troppo preoccupati di essere “cool” e di fare i distaccati per scalmanarsi come si conviene ad una rock band. Anche molto ripetitivi; ascoltandoli ti trovi a pensare: hanno scritto una buona canzone e l’hanno clonata all’infinito. E, ad ogni brano della scaletta, ti trovi a pensare che il seme, la canzone originaria sia quella. E così con quella successiva, e cosi via. Però, divertenti: perché ti trovi a ballare anche se cerchi di avere la loro stessa aria distaccata e un po’ fighetta.
Ecco, su disco quest’ultima dimensione si perde: le canzoni sono sempre divertenti, ma meno che su un palco, e risalta di più la loro serialità compositiva. “First impressions of earth” non fa eccezione: è un bel disco, con canzoni belle e tutte (quasi) uguali. Spicca il lavoro dei chitarristi, dei loro riff taglienti e assimettrici. Lo stile interpretativo di Casablancas non cambia granchè anche quanto gli Strokes provano strade nuove (come il walzer di “Evening sun”, che infatti a metà canzone accellera per tornare alla forma frenetica tipica degli Strokes).
Detto questo, “First impressions of earth” è tutt’altro che un brutto disco; non ha nulla da invidiare a quelli di gruppi ora più acclamati e alla moda del garage rock revival. Solo, non bisogna aspettarsi molto: così come non bisognava credere a chi additava gli Strokes come la grande rivelazione, ora non bisogna pensare che siano bolliti. Gli Strokes sono un buona rock ‘n’ roll band, né più né meno.

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