«I AM A BIRD NOW - Antony and The Johnsons» la recensione di Rockol

Antony and The Johnsons - I AM A BIRD NOW - la recensione

Recensione del 13 gen 2006 a cura di Paola Maraone

La recensione

Ecco tutto quello che vi servirebbe se andaste in esilio sulla famosa isola deserta: la musica di Antony Hegarty.
Per provare a descriverlo si può cominciare dal fisico. Lui – la drag queen più trendy del momento, come l’hanno chiamato - è un corpulento ragazzone di età imprecisata, quasi due metri celati a fatica sotto larghe t-shirt. Viso pallido e parrucca di capelli neri, lunghi e lisci, si muove in modo sorprendentemente lieve, come se non volesse dare fastidio.
In breve, la storia: inglesi le origini, poi infanzia, adolescenza e isolamento autoinflitto in California – per paradosso, la terra in cui essere tristi non è permesso. Poi, nel ’90, l’approdo a New York, in anni di Aids, arte e paure. Prima per fare cabaret en travesti e dopo dieci anni, finalmente, musica.
Oggi dicono di lui che è un incrocio tra Nina Simone e Jimmy Scott; che le sue ossessioni personali sono Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Cocorosie, Otis Redding, e poi la Isabella Rossellini che si esibiva a notte fonda nei night di “Blue Velvet” (David Lynch), ma ogni riferimento rischia di sembrare inutile o perlomeno insufficiente. Per tentare ancora di raccontare Antony viene da usare ossimori: angelico e diabolico, incantevole e alieno, cristallino e infernale, sublime e ctonio, capace per questo di ascese mistiche e cadute irrefrenabili agli inferi, di discese ardite e risalite in pochi minuti di canzone.
E già, i brani: spesso sono per voce sola e pianoforte (“Hope there’s someone”, “For today I am a boy”, “You are my sister”), a volte arricchiti da viole, violini, fisarmoniche, e rendere più prezioso il pacchetto ecco la collaborazione illustre di due apprezzati emergenti (Devendra Banhart e Rufus Wainwright) e due icone (Lou Reed, già suo padrino e protettore, e Boy George), che quasi certamente ora van fieri di aver avuto un ruolo in questo splendido disco. Fatto di musica che illumina la vita e di parole semplici, disarmanti, quasi banali epperò – per Antony – verissime: “For today I am a boy, but when I grow up I’ll be a beautiful woman”.
“I am a bird now” è la fenomenologia dello sdoppiarsi di Antony in un riflesso di donna: appena dieci tracce che non hanno bisogno di niente, che suonano bene in qualunque contesto e che dal vivo emozionano come poco altro. Un disco che piace a chi non sa niente di musica e anche ai più esperti, gli snob dal palato esigente. Il disco che dovreste comprare se quest’anno aveste i soldi per un unico acquisto. Sebbene paradossalmente i suoi capolavori, secondo alcuni, stiano nel primo album e addirittura in un ep del 2001, “I fell in love with a dead boy”, mi sono innamorato di un ragazzo morto. Solo lui ne sarebbe capace.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.