«PLAYS LEON COUNTRY - Istituto Barlumen» la recensione di Rockol

Istituto Barlumen - PLAYS LEON COUNTRY - la recensione

Recensione del 19 ott 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Conoscete la storia di Leon Country? E’ quella di un misconosciuto eroe del rock, che ha lavorato con i più grandi musicisti, ma che si è sempre rifiutato di incidere la propria musica. Della sua vita, e della sua musica, esistono testimonianze frammentarie: una foto sbiadita, qualche storia e qualche canzone, il tutto tramandato per lo più per via orale. L’Istituto Barlumen ha raccolto questo materiale, sentendo vari personaggi del mondo della cultura e i loro ricordi del personaggio, ci ha costruito un programma radiofonico e ora un disco.
Bella storia, vero? Già, bella ma soprattutto inventata di sana pianta. Quella dell’Istituto Barlumen, factory milanese guidata da Gaetano Cappa è un’interessante operazione di sfruttamento dei media. Partendo da “Remix” (programma di RadioRaiTre), i Nostri si sono dannati l’anima per far pronunciare il nome “Leon Country” a chiunque - da Umberto Eco al disegnatore Art Spiegelmann all’ex segretario delle Nazioni Unite Kurt Waldheim -, per costruire fonti – un fumetto, qualche falsa cover delle sue canzoni – sulle quali documentare la storia di questo personaggio grande e sfuggente. Dal tutto è nata una fiction radiofonica e ora questo disco in cui, stando al gioco, viene interpretato dall’IB il repertorio di Leon Country.
Il progetto in sé è interessante, dicevamo. Non nuovissimo, per la verità: ci sono esempi similari nel mondo dell’arte, e almeno uno nel mondo della musica (“The return of Bruno”, il film dietro al disco da cantante di Bruce Willis). La storia di Leon Country è soprattutto una buona rielaborazione degli stereotipi della storia del rock (il rocker maledetto, i rapporti contrastati con l’industria e con la giustizia, etc.).
C’è però un problema: la musica. Essendo la storia di un rocker, raccontata alla radio, ci vogliono canzoni da far ascoltare. E se costruisci una storia così ambiziosa, quella del più grande rocker di tutti i tempi, ti trovi nei casini, perché la musica deve essere all’altezza della storia. “Istituto Barlumen plays Leon Country” è un disco che, sganciato dalla sua storia, non è nulla più che carino. Le canzoni non sono male, soprattutto in termini di arrangiamenti (un buon contributo lo dà Pacifico, che suona in buona parte delle canzoni): un country-rock (per l’appunto), con alcune coloriture elettroniche e di archi. Lo sono meno in termini di interpretazione: soprattutto la pronuncia dell’inglese è un po’ scolastica – e non è un dettaglio in un progetto come questo che racconta una storia anglosassone fino al midollo. Già, l’inglese: il packaging del disco è molto bello, ma tutti contenuti sono in inglese; e sono presenti sia il racconto della storia, sia il racconto dell’invenzione della storia. Insomma, forse essendo un progetto italiano, almeno in Italia si potevano pubblicare in italiano i testi di accompagnamento, e separando meglio realtà e finzione, che sono accostate senza soluzione di continuità.
Insomma, una bella idea che però – soprattutto su disco – non convince fino in fondo. Alla fine “Istituto Barlumen plays Leon country” è più una bella storia che un bel disco.

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