«PAZ! - COLONNA SONORA - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - PAZ! - COLONNA SONORA - la recensione

Recensione del 06 feb 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Guardando la tracklist di questo colonna sonora non si può non pensare ad un progetto ambizioso. Ambizioso come il film a cui si accompagna, “Paz!”, dedicato alla figura di Andrea Pazienza ed ai suoi personaggi fumettistici. Un film, in uscita il 22 febbraio, che si prefigge l’arduo compito di raccontare quella che, dopo la morte, è diventata una sorta di icona della contro-cultura italiana, la sua città, Bologna, e un periodo storico controverso, gli anni ’70.
Ci sono allora due modi di intendere il contenuto di questa colonna sonora. Il primo è quello di ascoltare i singoli brani e i singoli artisti coinvolti in maniera assoluta, sganciati dal contesto in cui sono inseriti. Da questo punto di vista la raccolta è ampiamente riuscita: brani e collaborazioni inedite di altissimo livello. Su tutte “Settanta”, brano di debutto dei P.G.R. (ovvero i Per Grazia Ricevuta, gli ex-C.S.I. senza Massimo Zamboni -anche se sul cd advance che abbiamo ascoltato la canzone è attribuita al solo Giovanni Lindo Ferretti): una litania cupa di notevole impatto che richiama parzialmente le atmosfere di "Linea gotica", ma con una diversa concezione dell'impasto sonoro, in questo caso molto più elaborato. Rimanendo nello stesso ambito è notevole anche il duetto Ustmamò/Ferretti su “Io sto bene”, storico brano dei CCCP che in questa nuova versione conserva la furia punk originaria e si arricchisce per l'intreccio tra le voci di Ferretti stesso e di Mara Redeghieri. Bella e suggestiva anche la collaborazione tra i Tiromancino e Lucio Dalla, su “Com’è profondo il mare” di quest’ultimo, piacevoli la cover ska-punk di “Sei in banana dura” ad opera degli Shandon e i due brani di Riccardo Sinigallia che debutta come musicista in proprio dopo un grande lavoro di produzione dei musicisti della “scuola romana” (Tiromancino, Niccolò Fabi, Roberto Angelini).
Il secondo modo di intendere questa colonna sonora riguarda il rapporto tra Pazienza e la musica. Quale musica avrebbe voluto Paz? La questione da questo punto è decisamente più complessa. Perché se è vero che le tre “bonus tracks finali” fanno parte della musica che girava intorno allora (Skiantos, Gaznevada e Area) e se è e vero che quasi tutti i brani sono legati dal minimo comune denominatore bolognese, di minimo comune si tratta. Ad essere pignoli, mancano alcuni dei gruppi citati nelle strisce di Paz, che ne erano l’implicita colonna sonora Devo, Residents, Ramones, la new wave estrema e il punk internazionale del periodo a cavallo tra fine ’70 e primi ‘80.
Ma a ben vedere, questo doppio livello è l’ambiguità tipica di ogni colonna sonora, divisa tra la ricerca di un proprio valore assoluto e l’essere inevitabilmente legata al mondo che le immagini del film rappresentano. Quindi ben vengano tentativi ambiziosi e comunque piacevoli come questo.

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