Il meglio del 2020, secondo Davide Poliani

Le cronache musicali italiane dei dodici mesi più disgraziati di sempre hanno offerto qualche spunto di riflessione interessante, che vale la pena ricordare
Il meglio del 2020, secondo Davide Poliani

“Meglio” è una parola grossa, anche perché inevitabilmente parametrata al concetto di peggio, del quale il 2020 ha ridefinito i contorni per sempre. Musicalmente parlando i dodici mesi appena trascorsi non ci hanno parlato solo della resilienza di un settore - quello musicale, appunto - che come pochi altro è stato penalizzato dalla pandemia, e di un pubblico, il suo, che ha mostrato disciplina e lucidità ammirevoli - e che, ne siamo certi, sarà il vero asso nella manica in fase di ripartenza: quando ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza sanitaria, andando a frugare nei ricordi relativi a quanto successo alla musica italiana nell’anno ormai prossimo alla conclusione ci potrà capitare di incappare in questi. Che sono bizzarri, divertenti, amari o curiosi, ma che offrono spunti di riflessione interessanti che - immagino - rimarranno validi anche nel 2021. Eccoli:

 

7 febbraio - Morgan e Bugo a Sanremo

Quando il termine Coronavirus da queste parti suscitava al massimo battute sulle abitudini alimentari dei cinesi, sul palco del teatro Ariston veniva messo in scena lo psicodramma definitivo che avrebbe accompagnato l’Italia all’inizio della pandemia: Morgan, all’epoca fresco di sfratto, e Bugo, giunto dopo anni di militanza indie alla fatidica grande occasione, con il loro bisticcio a favore di telecamere avrebbero occupato Web, giornali e schermi, sopravanzando - in termini di esposizione mediatica - il vincitore del Festival Diodato. Del fattaccio, uno dei tanti che hanno costellato la settantennale storia del festival, si è parlato ancora a dicembre inoltrato, con la polemica infuocata tra il già leader dei Bluvertigo e il conduttore e direttore artistico Amadeus. E’ risaputo che Sanremo sia guardato da tutti, soprattutto da quelli che si vantano di non guardarlo: il refrain “le brutte intenzioni, la maleducazione”, tra le altre cose, ha avuto il merito di portare i voyeur allo scoperto.
 

29 giugno - Thom Yorke e Fabrizio De André

Sempre più legato - anche sentimentalmente - al nostro Paese, Thom Yorke ha inserito due canzoni di Fabrizio De André - “Cantico dei drogati” e “Primo intermezzo”, da “Tutti morimmo a stento” del ‘68 - in una playlist curata per Sonos. Non che Faber avesse bisogno dell’endorsement del leader dei Radiohead, né per sedere tra i grandi né per essere degnamente celebrato: poco più di un mese dopo la nuova versione di “Creuza de ma” avrebbe fatto da colonna sonora all’inaugurazione del nuovo ponte di Genova. Più che altro, nell’estate in cui da un lato abbiamo visto il mondo piangere un altro nostro illustrissimo connazionale, Ennio Morricone, e dall’altro ci siamo impegnati a fare breccia all’estero a suon di featuring e reggaetton, vedere la musica italiana venire apprezzata in quanto musica italiana - bella, nella fattispecie, e basta - fa comunque piacere. Chissà che un domani…
 

11 settembre - Si può fare anche senza Spotify e YouTube (chiedere a J-Ax)

Piccolo riassunto delle puntate precedenti: a fine luglio l’ad di Spotify Daniel Ek fa arrabbiare praticamente tutti dicendo agli artisti che in futuro pubblicare un disco ogni due o tre anni non basterà più, che bisognerà darsi da fare per far planare sui mercati - cioè, sulla piattaforma della quale lui detiene la quota di maggioranza - un nuovo singolo ogni trimestre o giù di lì. Sui social volano improperi, anche da account ufficiali importanti, ma anche l’artista con il dente più avvelenato nei suoi confronti di non stare al gioco (di Spotify) non ne vuole sapere. Tutti i cataloghi rimangono lì, quindi, nonostante non solo le esternazioni insopportabili, ma anche le revenue sottili - molto sottili - generate dagli stream.

.“Del resto qual è l’alternativa?”, si sono domandati in tanti. J-Ax ha provato a cercarla e a fine estate ha pubblicato un disco - “Uncool and Proud”, dieci inediti in pura chiave punk rock - senza metterlo da nessuna parte: solo un link su Soundcloud su un account ufficiale aperto alla bisogna, per un breve periodo di tempo. Per il resto niente Spotify, YouTube e altro. Una provocazione? Senz’altro. Ma anche una dimostrazione di come con un po’ di storia e di determinazione alle spalle dei grandi signori dello streaming si possa anche fare a meno. Sempre, ovviamente, che come obiettivo non si abbia l’ingresso nella Spotify Top Viral 50: in quel caso datevi da fare a pubblicare singoli e usate “Discovery mode”. Poi, però, non venite a lamentarvi.
 

18 ottobre - Addio ad Alfredo Cerruti

Della perdita di Alfredo Cerruti hanno parlato anche i media generalisti, rievocando la sua eccezionale carriera - prima direttore artistico alla CBS, poi alla CGD e infine alla Ricordi - oltre che la sua vita privata, e la geniale intuizione degli Squallor, l’avventura condivisa con Giancarlo Bigazzi, Daniele Pace e Totò Savio che gettò le fondamenta del rock demenziale italiano. Solo chi l’ha conosciuto può immaginare quante cose gente come lui - o come Johnny Porta, altra grande perdita della discografia italiana di questo disgraziatissimo anno - avrebbe potuto insegnare ai suoi colleghi di oggi, che operano in un ambito completamente diverso su un panorama completamente diverso, in un mondo che cambia con una tale velocità da fare sembrare gli anni Settanta a eoni di distanza.

Cerruti fu protagonista di un’epoca che contribuì - lui in primis - a dissacrare, in una contraddizione solo apparente: se c’è una cosa che il 2020 ci ha insegnato, è che niente nel mondo dell’intrattenimento è così sacro da non meritare una presa in giro. Anche lui ha voluto ricordarcelo, ma nel modo peggiore. .
 

1 dicembre - Quanto costa fare X Factor?



Mentre l’edizione 2020 del popolare talent musicale si avviava alla conclusione, non senza le polemiche del caso , l’ex concorrente Martina Attili sui social denunciava di “aver firmato un contratto di morte” e di “aver venduto l’anima al diavolo” accettando di aver fatto parte dello show nel 2018. Non abbiamo visionato i termini dell’accordo sottoscritto, quindi non abbiamo gli strumenti per dirci più o meno d’accordo con la sua denuncia. Però ci siamo presi la briga più di una volta - quest’anno , e otto anni fa  - di parlare con altri che hanno intrapreso il suo stesso percorso, e un’idea ce la siamo fatta, anche considerando quello che - in tema di talent - succede nel dietro le quinte , dopo i discorsi sul “riuscire a narrare sé stessi”, “inquadrare il proprio potenziale”, “seguire il proprio percorso” e tutto il resto. Sarebbe il caso, ora, che se la facciano le migliaia di next big thing che ogni anno si mettono in fila per partecipare alle audizioni. Finché, beninteso, durerà...
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