Sconti in cambio di visibilità sulle playlist? Spotify fa ancora discutere

Una nuova modalità sperimentale permetterà ad artisti ed etichette di 'spingere' i propri brani accettando, però, uno 'sconto' nei pagamenti sugli stream
Sconti in cambio di visibilità sulle playlist? Spotify fa ancora discutere

La piattaforma di streaming guidata da Daniel Ek ha introdotto - per il momento solo sul mercato statunitense - una nuova funzionalità dedicata ad artisti ed etichette, battezzata "Discovery Mode", che permetterà di segnalare agli algoritmi di Spotify uno o più brani come "prioritari" dai titolari degli stessi: alle canzoni indicate attraverso il nuovo strumento informatico sarà riservata maggiore visibilità nelle aree di riproduzione automatica e in quella di Spotify Radio, rispetto a quelle caricate normalmente nel sistema della società svedese. L'opzione non sarà gratuita: label, autori e artisti che sceglieranno di ricorrere a questa particolare modalità dovranno accettare "di essere pagati a un tasso di royalties promozionale per gli streaming in cui abbiamo fornito questo servizio". I diritti oggetto dello "sconto" saranno quelli di riproduzione, non quelli editoriali. In sostanza, i passaggi registrati attraverso la nuova funzionalità saranno pagati da Spotify ai titolari meno di quelli conteggiati in modo organico.

"E' per garantire che lo strumento sia accessibile agli artisti in qualsiasi fase della loro carriera: non è richiesto alcun budget iniziale", hanno spiegato i portavoce del servizio, che tuttavia non hanno chiarito, numericamente, a quanto ammonterà lo "sconto" applicato ai diritti dei brani che saranno segnalati attraverso il nuovo tool - "Ci stiamo ancora lavorando", ha spiegato al proposito Charleton Lamb, capo del marketing della società: "Lo calibreremo per assicurarci che il più ampio gruppo di artisti ed etichette sia in grado di trovare il successo con un buon ritorno sugli investimenti".

"Artisti ed etichette possono identificare la musica che è una priorità per loro e il nostro sistema aggiungerà quel segnale all'algoritmo che determina sessioni di ascolto personalizzate", si legge sul blog dell'azienda: "Questo consente ai nostri algoritmi di tenere conto di quello che è importante per un artista: una canzone della quale è particolarmente entusiasta, l'anniversario di un album particolare, o altri aspetti importanti. "Se le canzoni saranno bene accolte dagli ascoltatori, continueranno a suonare nelle playlist. Se, al contrario, le performance saranno deludenti, saranno rapidamente ritirate. La soddisfazione degli ascoltatori è la nostra priorità: non garantiamo il posizionamento a etichette o artisti e consigliamo solo musica che pensiamo che gli ascoltatori vorranno ascoltare".

Spotify aveva già introdotto le inserzioni a pagamento con la funzionalità Marquee, che però prevedeva pagamenti "tradizionali" che non andavano a intaccare i corrispettivi dei titolari dei diritti. In questo caso, essendo le revenue coinvolte nell'operazione, resta poca la chiarezza su chi abbia il diritto di attivare la modalità a discapito dei pagamento sui passaggi: i responsabili della piattaforma, in questo senso, hanno declinato ogni responsabilità, demandando a etichette e management la responsabilità di trovare un accordo.

Benché Lamb abbia quantificato in 300 milioni gli ascoltatori per i quali si stiano elaborando strategie di "suggerimenti personalizzati" - "C'è molto spazio per avere successo" - il fatto che la nuova funzionalità possa essere applicata a più brani contemporaneamente dello stesso repertorio senza alcun investimento iniziale potrebbe essere letto come tentativo di abbassare ulteriormente i corrispettivi dei titolari dei diritti. I risultati del terzo trimestre 2020 hanno registrato un aumento degli iscritti di Spotify a livello globale - 320 milioni di utenti attivi, dei quali 144 titolari di una sottoscrizione a pagamento - ma un ricavo medio per utente in calo del 10%.

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