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«VOYAGE - ABBA» la recensione di Rockol

ABBA: la recensione di "Voyage"

Per il quartetto svedese, il tempo si è fermato al 1981

Recensione del 05 nov 2021 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7,5/10

La recensione

A quattro decenni da “The visitors”, ultimo album di studio del 1981, gli abba sono tornati: Il gruppo si sciolse a fine ’82 senza mai annunciare la fine, dopo un periodo di tensioni interne e in doppio divorzio tra le due coppie del gruppo. Dopo un lungo avvicinamento al ritorno, cominciato 5 anni fa nel 2021 abbiamo non una raccolta con un paio di inediti, ma un disco intero di inediti e uno show in arrivo nel 2022, con gli "Abbatars", avatar digitali del quartetto svedese

 Un "Voyage" dove il tempo si è fermato

"C'è un vecchio detto nell'industria musicale: non far passare mai più di 40 anni tra un album e l’altro”, hanno scherzato Bjorn e Benny, presentando l'album. Sono i due "mastermind" del progetto: le condizioni che hanno permesso agli ABBA di ritrovarsi c’è la precisa richiesta di Agnetha e Frida di rimanere dietro le quinte, senza avere a che fare con i media - anche nei video promozionali si vedono sempre di sfuggita. Ma le loro voci non hanno perso nulla del loro fascino.
“Voyage” pn disco fuori dal tempo, come se 40 anni non fossero passati e la musica non fosse andata avanti. Come se le canzoni fossero delle outtake dei dischi precedenti: incarnano un pop "old-school", con arrangiamenti perfetti e melodie che echeggiano l'età d'oro. Gli unici segni del tempo che passa sono nei testi, inevitabilmente meno spensierati: ammiccano al rapporto tra passato e presente, al non avere più trent’anni ma avere superato i settanta.

Il track-by-track

“Voyage” è stato scritto e prodotto da Benny Andersson e Björn Ulvaeus, con Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad che hanno partecipato in studio cantando e hanno lavorato allo spettacolo che debutterà a Londra nel maggio del 2022, di cui si sa ancora poco se non che sarà iper-tecnologico, con una band dal vivo e i cosiddetti “Abbatars”, degli avatar digitali dei membri della band ricreati sulle loro sembianze degli anni ’70.  Intanto, ecco “Voyage”, raccontato canzone per canzone

“I Still Have Faith In You”
La prima canzone del ritorno degli ABBA: una ballata che parte un po’ malinconica e va in crescendo, sullo stile di classici alla “The winner takes it all”. Dichiaratamente scritta pensando alla storia del gruppo e riflettendo sulle emozioni dei membri sulla reunion: “Do I have it in me/I believe it is in there/For I know I hear a bittersweet song/In the memories we share”. Una dichiarazione di intenti, non a caso messa in aperturaga

"When You Danced With Me”
Atmosfere folkeggianti, una sorta di pop in versione irlandese-svedese, con citazione di Kilkenny nella prima strofa e un testo che di nuovo gioca con la storia del gruppo tra passato e presente “You’re just here for the music, that’s all, or could it be/You miss the good old times when you danced with me”. L'impasto delle voci Frida e Agnetha rendono il brano un classico

"Little Things”
La canzone natalizia del disco: piano e voci poi gli archi: “Little things, like your sleepy smile/As the brand new day is dawning/It’s a lovely Christmas morning/And why don’t we stay in bed for a while”. Si chiude con un coro di bambini, un po’ cheesy, come spesso lo sono le canzoni di Natale.

"Don't Shut Me Down”
La seconda diffusa all’annuncio del ritorno, nel disco è fusa con la precedente, alzando il ritmo dopo lo spleen natalizio : una canzone più veloce che ricorda nel ritmo "Dancing queen”. Un’altra dichiarazione d’intenti: “I’m hot, I’m wired up, don’t shut me down”.

"Just A Notion”
Il nuovo singolo, un altro brano ritmato classicamente ABBA, con le voci in armonia, un “wall of sound” basato piano e sezione ritmica: “Just a notion, that’s all/Just a feeling that you’re watching me”. Infatti è l’unica canzone non recente del mazzo: originariamente scritta nel ’78, venne incisa al tempo ma mai pubblicata - le voci sono quelle del demo originale, a cui sono state aggiunte chitarra e batteria.

"I Can Be That Woman”
Una ballata malinconica, sul tempo che passa e sui rapporti di coppia che cambiano: “You’re not the man you should’ve been/I let you down somehow I’m not the woman I could’ve been/But I can be that woman now”.

"Keep An Eye On Dan”
Un altro ritornello classicamente Abba, con archi, ritmica e tastiere che si inseguono. La canzone è tutt’altro che allegra: parla della gestione di un figlio dopo un divorzio: “Keep an eye on Dan, Promise me you can/He gets out of hand if you let him, so keep an eye on Dan/And don’t forget I’ll be back at seven on Sunday to get him”. Sul finale c’è una citazione di “S.O.S.”?

“Bumblebee”
Di nuovo atmosfere follkegiante, con una ritmica da marcetta, e un tema ecologico "It’s quite absurd this summer morning to think we could be trapped/Inside a world where all is changing too fast for bumblebees to adapt”.

"No Doubt About It”
Le chitarre in evidenza, puro pop una canzone con diversi cambi di ritmo ma comunque tra le più cariche del disco: “I messed it up, alright/And there’s no doubt about it”

"Ode To Freedom”.
Un finale corale, e un po’ pomposo se vogliamo: If I ever write my ode to Freedom/ It will be in prose that chimes with me/It would be a simple ode to Freedom/Not pretentious, but with dignity”. Che poi è lo spirito di questo album: gli abba sono tornati, con dignità, senza pretese di fare altro rispetto a quello che sanno fare benissimo: ottime canzoni. La parte più ambiziosa del progetto sarà lo spettacolo del prossimo anno, intanto c’è un disco che rilancia il mito

TRACKLIST

03. Little Things (03:08)
04. Don't Shut Me Down (03:56)
05. Just A Notion (03:31)
07. Keep An Eye On Dan (04:05)
08. Bumblebee (03:57)
09. No Doubt About It (02:56)
10. Ode To Freedom (03:32)
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