«HEAVY SUN - Daniel Lanois» la recensione di Rockol

Il ritorno di Daniel Lanois è un'ode moderna al gospel

Il produttore pubblica il suo primo album solista in 5 anni: "Heavy sun" è un omaggio alla musica spirituale, a modo suo.

Recensione del 26 apr 2021 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7,5/10

La recensione

O tempora: l'ultimo grande lavoro di Daniel Lanois è stata la produzione della colonna sonora di "Red dead redemption 2", uno dei videogiochi più attesi degli ultimi anni. Una fine (in)gloriosa per uno dei più grandi produttori musicali degli ultimi decenni? No: perché musica e videogiochi vanno a braccetto da molti anni, ormai. Certo, produrre Dylan e gli U2 è un'altra storia, ma a ricordarci la grandezza di questo personaggio arriva "Heavy sun", primo album da solista in 5 anni, da "Goodbye to Language" del 2016.

Artista vs. produttore

"Oggi il lavoro da artista e da produttore sono diventati una cosa sola", raccontò a Rockol Daniel Lanois, quando lo intervistammo qualche anno fa; andò pure controcorrente rispetto alla tendenza degli ultimi tempi - quella di chi giustamente chiede un maggiore riconoscimento del lavoro di chi sta dietro la consolle, fondamentale per la riuscita di un disco. Secondo Lanois non è necessario dare più spazio ai produttori, forse perché per lui sono la stessa cosa degli artisti. E forse perché - oltre a firmare alcuni dei più importanti album della storia del rock, da "The Joshua Tree" a "Oh mercy" - Lanois ha sempre avuto una sua carriera da artista, con il suo nome in copertina. Tra i lavori non c'è soluzione di continuità: la sua firma si sente, eccome, sia quando è davanti al microfono, sia quando è dietro. È così anche per "Heavy sun", che pure ha un taglio particolare - una vocazione "gospel".

L'album

È stato inciso e terminato poco prima della pandemia, con una formazione composta da Lanois (voce e chitarre), Rocco DeLuca (chitarre), Johnny Shepherd (organo) and Jim Wilson (basso), più la presenza di vecchi amici come il gigante della batteria Brian Blade. Ma in realtà di ritmo ce n'è poco: è un disco principalmente basato sull'organo e sulla voce, con qualche ricamo di chitarra.

È la versione moderna del gospel: un disco iper-minimale, in cui si sente la firma sonora di Lanois, la sua capacità di creare un ambiente evocativo tramite lo spazio creato dagli strumenti.  I riferimenti alla musica spirituale ci sono, ma sono musicalmente sottili (soprattutto nelle linee vocali e nelle armonie). Il risultato è un altro “headphone record”, un lavoro da ascoltare godendosi i dettagli, i "sonics" di Lanois.  

Come disse di lui Bob Dylan: “Una cosa che mi piaceva di Lanois era che non si accontentava di galleggiare in superficie. Non gli interessava nemmeno nuotare. Voleva tuffarsi e scendere in profondità. Voleva sposare una sirena”. Ecco, quella di "Heavy sun" è musica non facilissima, ma  in cui tuffarsi trattenere il respiro e lasciarsi andare, per tornare in superficie stando meglio di come ci si è entrati.

 

TRACKLIST

01. Dance On (04:27)
02. Power (03:17)
03. Every Nation (04:00)
04. Way Down (03:45)
05. Please Don't Try (04:11)
06. Tree Of Tule (04:20)
07. Tumbling Stone (03:32)
08. Angels Watching (04:08)
09. (Under The) Heavy Sun (03:27)
10. Mother's Eyes (02:55)
11. Out Of Sight (03:45)
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