«CALIFORNIAN SOIL - London Grammar» la recensione di Rockol

London Grammar, la consapevolezza è donna

Hannah Reid e soci trascendentalmente terreni nel nuovo "Californian Soil", tra elettronica ombrosa e una voce carica di vulnerabilità

Recensione del 23 apr 2021 a cura di Marco Di Milia

Voto 7,5/10

La recensione

Sentiva il bisogno di darsi fiducia, Hannah Reid, prima di ritrovare i suoi London Grammar. Messe a fuoco le ansie che la stavano ostacolando ormai da tempo, la cantante e frontwoman del trio di Nottingham, durante il progressivo isolamento trascorso per riprendersi da una salute alquanto traballante, ha quindi dato forma alle proprie considerazioni riguardanti femminilità e problematiche sociali. Un confronto con sé stessa e le sue cicatrici interiori che, in ultimo, ha finito per rappresentare il nuovo “Californian Soil”.

Un nuovo equilibrio

“Questo disco riguarda il riprendere possesso della mia vita” ha infatti rivelato la musicista, all’indomani dell’uscita del disco, precisando la propria posizione sulla notorietà: “Immagini che il successo sia pazzesco. Poi lo vedi dall’interno e pensi: perché non lo sto controllando? E ha questo a che fare, in qualunque modo, con l’essere una donna? Se sì, posso farlo in maniera diversa?”. Così, ruotando intorno alle considerazioni sul suo vissuto e sul suo modo di intendere la figura delle donne oggi, Hannah, insieme ai sodali Dot Major e Dan Rothman, ha dato un’ulteriore spinta emotiva ai London Grammar, a quattro anni dal precedente "Truth Is A Beautiful Thing", fondendo non solo un’eterea elettronica e una timbrica potente, ma anche ampliando la propria palette cromatica. Se in effetti “Californian Soil” - gioco di parole mutuato dal classico funk “California soul”, portato al successo da Marlena Shaw nel 1969 - si riempie al solito di toni elegantemente algidi, riesce a contaminarsi (anche) con atmosfere ambient e ritmiche dance.

Ghiaccio bollente

Le caratteristiche oscillazioni tra anima sognante e tensione melodrammatica della formazione britannica sono sempre ben riconoscibili in una scaletta che in dodici brani racconta soprattutto una storia di purificazione e rigenerazione personale.

Dalla evocativa title track carica dei suoi tocchi sincopati al pulsante singolo “Baby it’s you”, fino a una spettrale “All my love” o una più enfatica “I need the night”, la Reid rievoca la necessità di affrancarsi da vincoli, disagi e frustrazioni di una vita non sempre all’altezza delle aspettative. Descrive i suoi stati d’animo sospesa tra austerità e indulgenza, come quando in “Lord it’s a feeling” un tappeto elettronico sostiene la sua voce da contralto che intona il mantra “I saw the way you laughed behind her back / When you fucked somebody else” o in “Lose your head” si lascia andare soddisfatta a un’avvolgente malinconia.

E ancora, la costante vulnerabilità dei sentimenti espressi in tutto “Californian Soil” si accompagna non solo a campionamenti, chitarre riverberate, orchestrazioni e a un’estetica introversa, ma anche a beat più corposi, che in “How does it feel” sotto la guida di Steve Mac in cabina di regia - già produttore del tormentone “Shape of you” di Ed Sheeren, grazie al quale ha conquistato un Brit Awards nel 2018 come “Songwriter of the year” - rimandano a ritmiche che sarebbero state in buona sintonia con quelle che furono dei francesi col casco. Con una vocalità decisamente protagonista che richiama quella di Florence Welch e una dedizione per le dolcezze ombrose dei Massive Attack, i London Grammar si rifugiano tra le sfumature di un synth pop ovattato, minimale e ipnotico, che cerca di farsi trascendentale pur restando saldamente terreno.

Crepuscoli e California

Rimandato più e più volte, “Californian Soil” cristallizza nella sua vulnerabilità irrisolta di slanci e delusioni il dubbio di appartenere a un mondo perennemente in chiaroscuro. Non a caso si chiude con un brano come “America” che narra di bellezza e contraddizioni in un Paese che di storture ne ha viste e ne continua a vedere moltissime. In questo Hannah Reid con i suoi London Grammar ha affermato il proprio desiderio di uscire fuori dalla sua zona d’ombra, mettendosi finalmente al centro. Non solo in copertina.

TRACKLIST

01. Intro (02:25)
02. Californian Soil (03:41)
03. Missing (03:35)
04. Lose Your Head (03:19)
06. How Does It Feel (03:31)
07. Baby It's You (04:03)
08. Call Your Friends (03:11)
09. All My Love (04:32)
10. Talking (03:23)
11. I Need The Night (04:20)
12. America (04:05)
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