«DETROIT STORIES - Alice Cooper» la recensione di Rockol

La Detroit di Alice Cooper

Allacciatevi le cinture, il rocker della Motor City omaggia la sua città natale

Recensione del 02 mar 2021 a cura di Paolo Panzeri

Voto 8/10

La recensione

Alla faccia dei 73 anni suonati Alice Cooper non mostra alcun segno di cedimento ed è in piena attività lavorativa per la gioia di vecchi e nuovi fan, che lo trattano con la giusta deferenza che si è guadagnata un musicista che da oltre cinquanta anni calca con grande onore i palchi del rock. Solo per cronacare l'ultimo lustro e dare conto delle sue attività più recenti, Vincent Furnier, questo il nome con cui è registrato all'anagrafe, si è inventato gli Hollywood Vampires insieme all'attore-chitarrista Johnny Depp e al chitarrista degli Aerosmith Joe Perry e con questa formazione ha pubblicato due album, "Hollywood Vampires" (2015) e "Rise" (2019).

In questo lasso di tempo non ha tralasciato la produzione solista piazzando sul mercato l'album ."Paranormal" nel 2017 e l'EP "Breadcrumbs" nel 2019. Ora, per l'uomo chiamato Alice Cooper, è giunto il tempo di inaugurare il nuovo decennio. E per farlo riprende il discorso iniziato un paio di anni orsono con "Breadcrumbs", omaggiando, sin dal titolo, "Detroit Stories", la sua città natale.

Detroit, l'automobile e la musica

La città di Detroit è posta nell'est degli Stati Uniti, precisamente nello stato del Michigan, nella regione dei Grandi Laghi.

Non pensiate che sia una megalopoli, tutt'altro. Oggi conta poco meno di 700.000 abitanti (ma negli anni Cinquanta sfiorava i due milioni di abitanti) ed è la diciottesima città più popolata degli Stati Uniti (anche se includendo l'area metropolitana il numero delle persone che vi risiede sale ad oltre quattro milioni). E' chiamata Motor City, perché è la capitale riconosciuta dell'industria automobilistica americana. Qui Henry Ford costruì la prima automobile alla fine dell'Ottocento e qui ha sede la General Motors. Città dei motori, ma anche della musica. E' infatti la città della Motown (da motor town, eccerto) di Berry Gordy, l'etichetta che negli anni Sessanta definì i canoni del soul e del rhythm and blues. Nel decennio successivo, i Settanta, Detroit sposta il centro della sua attenzione musicale dal melodico black sound verso un abrasivo e tosto rock. Della scena artistica della Detroit di quegli anni Cooper sottolinea come non vi fossero barriere tra questo e quel genere musicale: "Un'altra cosa strana di Detroit era che la Motown e il rock 'n' roll filavano d'amore e d'accordo. Noi suonavamo e guardando verso il basso, in mezzo al pubblico c'era Smokey Robinson, c'era una delle Supremes e c'erano due ragazzi dei Temptations. Erano tutti lì perché era rock'n'roll caldo e sudato. Per loro era solo musica. Stavano vivendo il periodo migliore della loro vita. E i gruppi rock andavano a vedere i gruppi della Motown. Si trattava solo di 'Quanto è buona la musica?' Queste due forme musicali a Detroit vissero fianco a fianco con grande successo.".

Questa non è Los Angeles, baby

Gli Alice Cooper – sì, in principio erano il nome del gruppo che ora identifica il solo Vincent Furnier – dopo avere provato a spiccare il volo a Los Angeles tornarono, agli ordini di Bob Ezrin, un produttore che in seguito si guadagnerà l'appellativo di leggendario, per sviluppare la loro arte nella natia Detroit.

Così spiega cosa accadde (chi meglio di lui) lo stesso Alice Cooper: “Detroit era il centro della scena Heavy Rock in quel periodo. All’Eastown si esibivano Alice Cooper, Ted Nugent, gli Stooges e gli Who per per 4 dollari! Il weekend successivo al Grande beccavi MC5, Brownsville Station e Fleetwood Mac, o Savoy Brown e Small Faces. Non potevi fare soft-rock altrimenti ti avrebbero preso a calci. Los Angeles aveva il suo sound con Doors, Love e Buffalo Springfield. San Francisco aveva Grateful Dead e Jefferson Airplane. A New York c’erano Rascals e Velvet Underground. Ma Detroit era la città natale dell’hard rock arrabbiato. Non c’era posto negli Stati Uniti di cui sentirsi parte (sia musicalmente che dal punto di vista dell’immagine), Detroit era l’unico luogo che riconobbe il tipico sound hard rock e i nostri folli spettacoli dal vivo. Detroit era un porto sicuro per gli emarginati.eravamo a casa.”.

Molte grazie mister Cooper

Con "Detroit Stories" Alice Cooper, usando una metafora molto a stelle e strisce, riporta tutto a casa.

Ogni cosa ebbe inizio con Bob Ezrin (ora 71enne) e oggi, 50 anni dopo è con Ezrin che si tirano le somme. E all'ascolto i conti tornano alla grande. La tavolozza musicale usata dal ragazzo per scrivere la propria epopea si ritrovano tutte: blues rock, hard rock, punk rock, garage rock, rock'n'roll e altre sonorità respirate nella Motor City. Le storie di Detroit raccontate dal maestro di cerimonia hanno radici più o meno lontane ma non sono scontate, possono essere cover (“East Side Story” Bob Seger, “Rock & Roll” Velvet Undergorund, “Sister Anne” MC5, “Our Love Will Change The World” Outrageous Cherry) oppure brani più o meno nuovi, di certo non si porta la mano alla bocca per accompagnare uno sbadiglio. E' materia che pulsa, è materia viva. Così come vivo e pulsante è il signore che ce le ha, una volta di più, regalate. Lasciamo la chiusa a un entusiasta Ezrin che ha dichiarato: “Abbiamo registrato l’album in compagnia di Wayne Kramer (chitarrista e autore degli MC5), Johnny “Bee” Badanjek (batterista dei Detroit Wheels), Paul Randolph (bassista della scan jazz e R&B di Detroit), Motor City Horns e altri musicisti del posto. John Varvatos ci ha incoraggiato con idee musicali. Abbiamo registrato al Rustbelt Studios di Royal Oak. L’album è stato fatto a Detroit, per Detroit, dagli abitanti di Detroit!”. Noi, che non siamo di Detroit, abbiamo apprezzato e sentitamente ringraziamo.

TRACKLIST

01. Rock and Roll (04:43)
02. Go Man Go (02:40)
04. Social Debris (03:05)
06. Hail Mary (03:14)
07. Detroit City 2021 (03:19)
08. Drunk and in Love (03:51)
09. Independence Dave (02:56)
10. I Hate You (02:34)
11. Wonderful World (03:20)
12. Sister Anne (04:47)
14. Shut up and Rock (02:09)
15. East Side Story (02:52)
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