«PARANORMAL - Alice Cooper» la recensione di Rockol

Alice Cooper non molla

Nuova fatica per il re dello shock rock, che a 70 primavere suonate non fa intravedere segni di cedimento: la nostra recensione del nuovo album.

Recensione del 03 ago 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

La classe non è acqua, per quanto banale e scontato suoni. E Mr. Vincent Damon Furnier – alias Alice Cooper – ne è ormai da decenni la dimostrazione, pur con alti e bassi, capitomboli e picchi. Del resto fa parte del gioco: l’artista infallibile non esiste. Questo nuovo “Paranormal”, peraltro, è facilmente ascrivibile a una delle oscillazioni verso l’alto, quindi è un disco godibile, centrato e, fatte le dovute proporzioni e aggiustamenti temporali, coerente col repertorio “classico” di Mr. Cooper, quello su cui ha costruito le fondamenta della propria fama.

Certo, nessuno deve ragionevolmente aspettarsi una rievocazione fedele delle atmosfere di “Pretties For You” o di “Love It To Death”, ma è apprezzabile il tentativo di riagganciarsi a un certo rock garage psichedelico, hard al punto giusto, con un tocco glam e una spruzzata di art rock. Il tutto (purtroppo, azzarderei) ovattato da un approccio sonoro ancora legato alla svolta più commerciale – e fortunatissima – in salsa pop/hard degli anni Ottanta (“Poison”, do you remember?). In pratica continua il discorso iniziato con il precedente “Welcome 2 My Nightmare”, ma con una scioltezza e una disinvoltura maggiori, a livello compositivo… il che è decisamente un plus. Il suono è una tipica creatura di Bob Ezrin, quindi più sul versante Eighties che non Sixties/Seventies: e forse è questo il problema più sensibile.

L’elemento più forte, a ogni modo, è che Alice, a 70 primavere suonate, è ancora credibile e creativamente in grado di sfornare musica all’altezza della propria fama. Non capolavori, ma neppure scarti da saldi-truffa, cucinati semplicemente per avere un pretesto per andare in tour. Insomma, Alice c’è. E non mostra più di tanto i segni del tempo. Anzi. Quindi, a conti fatti, “Paranormal” è una buona operazione nostalgia, a cui partecipano peraltro alcuni nomi di peso come Billy Gibbons degli ZZ Top e Larry Mullen degli U2 – per non parlare del contributo, in un paio di brani, di Michael Bruce, Dennis Dunaway e Neal Smith della Alice Cooper Band originale: un bel colpaccio.

Alla fine della fiera, la quarantina di minuti di inediti del disco scorrono lisci, ci regalano un Cooper in forma e accompagnato da una band di livello. I classici restano tali, i nuovi pezzi faranno da dignitosi comprimari nelle scalette live e tutti saremo felici di rivedere il gruppo dal vivo alla prima occasione.

Bonus: un cd supplementare con una serie di pezzi-icona del repertorio cooperiano proposti in versione live. Un cioccolatino in più che si fa apprezzare senza far urlare al miracolo, come quello che ti mettono certi bar sul piattino vicino alla tazza di caffè.

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