«RAIN DOGS - Tom Waits» la recensione di Rockol

I dischi fondamentali del rock: "Rain dogs" di Tom Waits

Un album al giorno attraverso le recensioni del libro "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto”, curato da Eddy Cilia e Federico (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) per Giunti. Ecco la nostra scelta odierna dalla sezione “Capolavori”

Recensione del 06 ago 2020

La recensione

Quanti veri Waits esistano non lo sa neppure Tom. Enorme la differenza tra il cantore dei “falchi della notte” con voce di carta vetrata che all’inizio dei ’70 spalanca un cuore da reietto sentimentale e il teatrante che, in poco meno di un lustro, allestisce l’eccezionale trilogia di SWORDFISHTROMBONES, RAIN DOGS e FRANK’S WILD YEARS. La si può riassumere, quella differenza, nella determinazione a riprendersi la propria musica togliendola dalle mani dei produttori e arrangiatori della Asylum, nel desiderio di riscriverne la grammatica strappando le pagine dei libri, masticandole e sputandole in forme inaudite tra una polka degli Appalachi e un valzer mitteleuropeo, tra strumenti pescati dal rigattiere e canzoni come orfanelle cui dare un tetto e un letto.

Waits guarda ammirato al cinema di Federico Fellini e al teatro di Bertolt Brecht e Kurt Weill, all’avanguardia di Harry Partch e all’esempio di Captain Beefheart; osa e incontra il sostegno fondamentale della moglie Kathleen Brennan, da qui in poi spesso e volentieri coautrice; dopo essersi trasferito a New York e aver cambiato etichetta ma soprattutto vita, convoca un parterre di strumentisti ideale (banda di temerari cani sciolti dove primeggiano Marc Ribot, Greg Cohen, John Lurie, Robert Quine, Keith Richards...) e abbandonati una volta per tutte eccessi e bassifondi realizza una festa di astrattismi ("Clap Hands", "9th & Hennepin") e fantasie folk ("Singapore", "Diamonds & Gold"), immagina un mondo che respira poesia amabilmente obliqua ("Hang Down Your Head", "Jockey Full Of Bourbon") oppure tagliente e spigolosa ("Cemetery Polka"), apre all’occorrenza le finestre sulle commoventi "Blind Love" e "Time" e su una springsteeniana "Downtown Train".

Ne deriva che RAIN DOGS può ben dirsi l’unico Capolavoro di autentico blues – inteso sia come categoria dello spirito che in senso formale: ascoltare per credere "Union Square", "Gun Street Girl", "Big Black Mariah" – ad aver visto la luce negli anni ’80. E la pagina più fulgida di Waits, chiunque egli sia.

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) , edito da Giunti nel 2019.  Il libro è acquistabile qui.

TRACKLIST

01. Singapore (02:47)
02. Clap Hands (03:48)
03. Cemetery Polka (01:46)
06. Big Black Mariah (02:43)
07. Diamonds & Gold (02:32)
09. Time (03:56)
10. Rain Dogs (02:57)
11. Midtown (instrumental) (01:03)
12. 9th & Hennepin (01:56)
13. Gun Street Girl (04:37)
14. Union Square (02:24)
15. Blind Love (04:20)
16. Walking Spanish (03:07)
17. Downtown Train (03:53)
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