«ITALIAN ICE - Nicole Atkins» la recensione di Rockol

Il perfetto universo musicale di Nicole Atkins

"Italian Ice", quinto album della cantautrice statunitense, è una conferma delle sue molte qualità.

Recensione del 12 giu 2020 a cura di Paolo Panzeri

Voto 8/10

La recensione

Nicole Atkins è uno di quei talenti immediatamente riconoscibili ai nastri di partenza, sin dall'uscita del primo disco, nel suo caso, era il 2007, era "Neptune City". Uno di quei talenti che si fanno notare al primo ascolto, di quelli che fanno inarcare il sopracciglio e pensare che si sta ascoltando qualcosa di speciale, almeno un poco. E il suo essere speciale la cantautrice nativa del New Jersey lo ha ribadito senza mezzi termini anche con i dischi successivi a quell'esordio: "Mondo Amore" (2011), "Slow Phaser" (2014) e "Goodnight Rhonda Lee" (2017). Ora si è giunti al capitolo quinto del suo racconto: "Italian Ice".

La squadra messa insieme e convogliata da Nicole per registrare l'album al Muscle Shoals Sound Studio di Sheffield, in Alabama - sito di rilevante importanza storico-musicale, con tanto di certificazione da parte del Registro Nazionale dei Luoghi Storici degli Stati Uniti - è di quelle con tutti i numeri al posto giusto. A partire dal tastierista Spooner Oldham e dal bassista David Hood, che facevano parte della Muscle Shoals Rhythm Section, quelli altrimenti chiamati Swampers. Insieme a loro il chitarrista Binky Griptite dei Dap-Kings, Jim Sclavunos e Dave Sherman membri dei Bad Seeds di Nick Cave e il batterista dei Midlake McKenzie Smith. Tra gli altri ospiti nel disco, inoltre, Seth Avett degli Avett Brothers, Erin Rae e John Paul White, tutti musicisti provenienti dall'area indie-folk-country del sud degli Stati Uniti, come si può ben arguire dalle atmosfere di "Never Going Home Again", il brano al quale offrono i loro servigi.

Come da lei dichiarato, "Ho solo invitato a stare con me tutti i miei migliori amici musicali.

Musicalmente, non ha alcun senso. Ma sono una loro superfan e abbiamo finito per mettere insieme la band più strana e pazza di sempre." Parole che trasudano entusiasmo, ma di quello giustificato. Non sappiamo dire se la band al suo servizio in "Italian Ice" sia pazza o strana, di certo c'è che funziona davvero bene. Undici i brani, dieci inediti e una cover. Quella di “A Road to Nowhere”, sofferto brano composto da Carole King nel 1966, ispirato dalle fatiche del suo matrimonio con il paroliere Gerry Goffin dal quale si separò un paio di anni più tardi, nel 1968. Si rimane negli anni Sessanta con le melodie che si respirano nella prece innalzata a “St. Dymphna”, patrona delle persone affette da disagi mentali e neurologici, e nel brano che chiude le danze, “In the Splinters”. Lontanissimi echi psichedelico-funky caratterizzano "Mind Eraser", mentre il singolo "Domino" è assolutamente sinuoso nel suo incedere disco e meriterebbe giusta attenzione da parte delle programmazioni radiofoniche. "Forever" è una ballata diurna che la porta ad avvicinarsi all'esempio di Stevie Nicks. Più zuccherina "Captain", dove chiede a Britt Daniel degli Spoon di lasciarla essere il suo 'capitano'.

Nicole Atkins può ritenersi molto soddisfatta di "Italian Ice". Può essere molto orgogliosa per la qualità delle canzoni e, soprattutto, per la sua interpretazione delle stesse. Il vero punto di forza del disco risiede proprio nella capacità della cantautrice statunitense di variare il registro vocale dimostrandosi assolutamente all'altezza e padrona di qualsiasi situazione. Superata la quarantina e superati, da qualche tempo, alcuni problemi personali del passato è accertato che il grande pubblico non l'ha premiata come le sue qualità meriterebbero...voi però, non ripetete l'errore del grande pubblico: ascoltatela, scopritela, riscopritela. E ascoltatela ancora.

TRACKLIST

01. Am Gold (04:34)
02. Mind Eraser (04:06)
03. Domino (04:03)
04. Forever (03:56)
05. Captain (03:07)
06. Never Going Home Again (03:07)
07. St. Dymphna (03:22)
08. Far from Home (04:11)
09. A Road to Nowhere (04:14)
10. These Old Roses (02:52)
11. In the Splinters (03:52)
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