«SIXTEEN OCEANS - Four Tet» la recensione di Rockol

Four Tet, elettronica e suoni naturali per la pace interiore

"Sixteen oceans" è nuovo album di Karen Hebden: si conferma il migliore in circolazione mescolare elementi apparentemente lontani: musica perfetta per questi giorni sospesi

Recensione del 18 mar 2020 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

"È strano pubblicare musica, con i tempi folli che sta vivendo il mondo in questi giorni. Ma quando le cose si fanno difficili, mi sono sempre rivolto alla musica. Spero che questo album sia d'aiuto a qualcuno".  Karen Hebden, in arte Four Tet, è lontano da ogni logica discografica classica.  È disarmante e ha fatto bene: "Sixteen oceans" è la musica perfetta per questi giorni sospesi, contemporenamente rilassante e piena di energia, accessibile ma ricca di sfumature e di spunti di riflessione.

Come al solito Hebden fa tutto a modo suo. Si pubblica i dischi da solo, le sue uniche promozioni sono qualche post su Twitter e Instagram - per questo può pubblicare musica anche ora, mentre molti colleghi - comprensibilmente - rimandano non solo i concerti ma anche pubblicazioni e promozioni.

"Sixteen oceans" è il decimo album del suo alias principale, Four Tet, un nome che negli ultimi 20 anni ha cambiato l'idea di cosa vuole dire fare musica elettronica (qua un ritratto del suo personaggio, se non lo conoscete). Arriva a due anni e mezzo di distanza da "New energy", ed è stato anticipato da diverse pubblicazioni parallele con altri pseudonmi e da due singoli, "Teenage birdsong" e "Baby", che rappresentano bene una delle chiavi di questo album.

Four Tet rimane tra i migliori in circolazione a fare un'elettronica accessibile "ambient", con suoni quasi rarefatti ma melodici come "Someting in the sadness" o "4T Recordings", per fare qualche esempio. Dall'altro punta su ritmi più spinti, quelli che in inglese vengono definiti "bangers", come i due singoli già citati, che sono decisamente pop - "Baby" vede pure la presenza di Ellie Goulding con una linea vocale originale. In mezzo qualche brevi raccordo tra un brano e l'altro - sono 16, come gli oceani del titolo.

Il risultato è un album stupendo, che unisce beat, strumenti tradizionali, voci, campionamenti in una maniera davvero unica e accessibile, ancora più che in passato probabilmente. Ci sono tutti i suoi marchi di fabbrica: suono "naturali" registrati dal vivo (animali, etc), tastiere, ritmi sintetici e voci campionate e spezzate, il tutto ricomposto in maniera organica. 

È musica perfetta per questi tempi, con una chiusura emozionante: in "Mama Teaches Sanskrit" Hebden - la cui madre è indiana - campiona una voce famigliare che alla fine ripete delicatamente ad un bambino "shanti, shanti", la parola sanscrita che nell'induismo indica la pace interiore. Ecco, se in questi giorni difficili cercate un po' di musica che possa contribuire alla pace interiore, "Sixteen oceans" è la scelta migliore.

TRACKLIST

01. School (04:02)
02. Baby (04:24)
03. Harpsichord (02:53)
04. Teenage Birdsong (03:25)
05. Romantics (04:57)
06. Love Salad (07:20)
08. Hi Hello (00:48)
09. ISTM (00:40)
11. 1993 Band Practice (01:05)
12. Green (03:48)
14. 4T Recordings (03:17)
15. This Is for You (02:05)
16. Mama Teaches Sanskrit (04:24)
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