«SOUTHERN DISCOMFORT - Eyehategod» la recensione di Rockol

Eyehategod - SOUTHERN DISCOMFORT - la recensione

Recensione del 26 apr 2000

La recensione

L’uso massiccio di marijuana, l’ascolto ossessivo di gruppi grind, crust e doom, unito alla predilezione per la distruzione di tutto quello che è considerato melodia, ha generato gli urticanti Eyehategod. Cresciuti attorno alla misteriosa città di New Orleans, in questi pochi anni di vita gli Eyehategod hanno saputo produrre pochi ma terrificanti album, capaci di intossicare e contagiare ogni padiglione auricolare che abbia avuto la sfortuna di incappare nelle loro note. Nella loro discografia non mancano certo singoli e split con altre bands (gioia e dannazione d’ogni collezionista), la Century Media quindi per celebrare e fare un po’ d’ordine nella produzione di questo gruppo così estremo, ha raccolto in “Southern Discomfort” una serie di canzoni sparse su svariati quarantacinque giri e compilations. Il rock duro (nel vero senso della parola) e i riffs-macigno dei Black Sabbath sono la costante principale d’ogni pezzo. A caratterizzare gli Eyehategod però non sono i ritmi lenti e angoscianti, le note ripetitive e martellanti: sono le “urla” del cantante Michael D. Williams. Ma la parola cantante qui sembra oltre modo fuori luogo, poiché come si potrà ascoltare, il singer provvede a fornire solo urla strazianti, un prodotto di quello stato di sofferenza propagandato in alcuni testi degli stessi Eyehategod. Se si escludono “Peace thru war (thru peace and war)”, “Depress” e la lunga “Dopesick jam” (gli unici motivi che mostrano un qualche cambio di velocità), tutte le tracce scorrono lente come un fiume melmoso, trasportando inesorabilmente verso destinazione ignota il cadavere degli Eyehategod. Un ascolto difficile, adatto soprattutto a chi non disdegna i suoni estremi e pesanti.
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