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Sevendust - HOME - la recensione

Recensione del 25 apr 2000

La recensione

Tempi di vacche grasse per il nuovo metal in America: gruppi come Korn e Deftones vendono cd a pacchi, e i ragazzi sembrano affamati di riff pesanti e groove buoni per fare headbanging nei rock club. Della nutritissima pattuglia di gruppi dedita a questo genere di suoni, i Sevendust sono fra quelli che tentano qualche apertura melodica. Non che questo ne stemperi la rabbia: in “Home” si urla a muso duro, ma c’è spazio anche per qualche ritornello orecchiabile. L’esempio migliore è dato da “Licking cream”, singolo in cui la band si fa dare una mano da Skin degli Skunk Anansie. Una scelta azzeccata, visto che la band inglese si muove in una direzione molto simile, e il duetto fra la cantante e Lajon Witherspoon funziona bene, dando vita al pezzo più immediato dell’album. Tanto per restare in tema di partecipazioni di lusso, c’è anche Chino Moreno dei Deftones, che si strapazza l’ugola nel duro brano conclusivo, “Bender”. Praticamente tutto “Home” è racchiuso fra questi angusti estremi: da un lato l’obbligo dei pesanti riff di chitarra che sono la caratteristica più evidente (ma anche la più stereotipata) del new metal, dall’altro le melodie che si concede la voce di Witherspoon. Il risultato è indubbiamente energico, ma il gioco comincia a mostrare la corda, non tanto per particolari demeriti dei Sevendust, ma perché la novità di questi suoni è svanita da un pezzo. A voler essere cinici, si potrebbe dire che è finito il periodo delle cantine ed è arrivato il momento di passare alla cassa, visto che pubblico e media sembrano ben disposti ad accogliere questa ondata metal come la voce più credibile della rabbia giovanile. Per riuscire a restare a galla però, bisognerebbe tirare fuori anche qualche idea nuova e convincente. Gente come i Korn ci sta più o meno riuscendo, i Sevendust sembrano ancora a metà strada.
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