«SILVER AND GOLD - Neil Young» la recensione di Rockol

Neil Young - SILVER AND GOLD - la recensione

Recensione del 24 apr 2000

La recensione

Prima la riunione con Crosby, Stills & Nash, poi il lavoro al box set dei Buffalo Springfield, adesso un album fondamentalmente acustico in cui, oltre a iniziare con un verso come «è bello rivederti/è bello rivedere di nuovo la tua faccia», Young dedica una canzone ai fasti del passato firmando “Buffalo Springfield again”: («sarebbe bello rivederci oggi e capire cosa abbiamo imparato», canta) che il loner più selvatico del rock stia diventando nostalgico? “The good times gone” hanno cominciato ad affiorare qualche tempo fa in un disco che non a caso era intitolato “Harvest moon” e parafrasava il titolo di un suo vecchio capolavoro, “Harvest”. Gli album successivi si sono tenuti in bilico tra istanze rock con chitarre sature e momenti più intimisti e acustici, ma sempre più Young è sembrato voglioso di voltarsi a guardare indietro, dopo una carriera spesa come una lunga corsa nella quale ha incrociato ogni possibile genere. “Silver & gold” è l’album del ritorno a casa, o meglio è un album domestico, scritto e registrato con calma e rilassatezza lungo un arco di tempo che abbraccia tre anni. Punto d’incontro in cui convergono il country di “Old ways” e due capisaldi del suo folk-rock come “Harvest” e “After the gold rush” – uno dei pochi brani in cui Young usa il pianoforte, e si che di canzoni ne ha scritte –, “Silver & gold” è un album d’atmosfera e al tempo stesso di canzoni molto omogenee, scelte anche tra cose del passato. La title-track, ad esempio, è un brano che risale al 1982, mentre “Razor love”, altra gran canzone, è un pezzo del 1987. Testi inneggianti all’amore (“Horseshoe man”), ai ricordi (“Daddy went walkin’”), a riflessioni sospese nel tempo (“Distant camera”) impreziosiscono un album che conferma il dono musicale di Young, e la sua longevità nel mondo della musica. Quello che si può ragionevolmente chiedere a un disco di Neil Young nel 2000 ha la sua risposta in questi titoli, e d’altra parte dopo oltre trent’anni di canzoni e di note non si può non guardare a quest’uomo con il rispetto che si deve a uno in qualche modo fuori dalle parti. Neil Young non fa parte del business pur vivendoci in mezzo, ha accettato le regole soltanto di quelli che hanno saputo accettare le sue, per il resto è nella sua musica, in quella voce incredibile che diventa sempre più giovane con il passare degli anni, in quei giri di chitarra che ci portiamo dietro dai tempi della west coast music. “Silver & gold” è un album di belle canzoni, scritte da Young nel suo tipico stile ma ben lontane dall’essere dei doppioni. E quindi non vi deluderà.
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