«SCHLAGENHEIM - black midi» la recensione di Rockol

black midi: un’esperienza d’ascolto non convenzionale

"Schlagenheim", la prima prova in studio del giovane quartetto londinese è sicuramente qualcosa di nuovo e può piacere o non piacere.

Recensione del 29 giu 2019

La recensione

di Elena Palmieri

Dall’ascolto di “Schlagenheim” dei black midi – gruppo londinese composto da Georgie Greep, Matt Kwasniewski-Kelvin, Cameron Picton e Morgan Simpson, tutti di età media compresa tra i 19 e i 20 anni – si percepisce un forte tentativo di volersi impossessare di diversi generi musicali, per farli propri e cambiarli, e privarli di una loro linearità stilistica. 

Il giovane quartetto di Londra ha iniziato a farsi notare con i singoli “BmBmBm” – uscito nel 2018 - “Speedway”, “Crow’s Perch”, fino al più recente “Talking Heads” pubblicato ad aprile 2019. I primi consensi li hanno raccolti grazie - e soprattutto - a un'intensa attività dal vivo in cui sono soliti dare libero sfogo all’improvvisazione; la band sostiene che questa propensione ha influenzato moltissimo il lavoro in studio di registrazione. 

Di dischi come “Schlagenheim” – pubblicato da Rough Trade Records, la storica etichetta britannica - non se ne sentono molti in giro. E' stato realizzato con la collaborazione di Dan Carey - già produttore e fondatore della Speedy Wunderground - e lo si potrebbe banalmente descrivere come una cacofonia di rumore: da ogni brano emerge una successione di suoni non lineare come se armonia e melodia facessero a pugni fra di loro. Un filo logico del discorso musicale viene meno e l’ascoltatore è, per così dire, alienato da qualsiasi esperienza d’ascolto abituale.

In ogni canzone dell’album i black midi ripropongono tecnicismi di diversi generi musicali e li arricchiscono con l’utilizzo di sintetizzatori, pianoforte, fisarmonica, banjo e drum machine. In “953”, per esempio, riff nervosi di chitarra e il ritmo sincopato della batteria creano l’ambiente sonoro di quasi tutto il pezzo, fatta eccezione per l’intermezzo in cui si inserisce la voce grezza del cantante insieme a un arpeggio tipicamente post-rock. In “BmBmBm”, invece, il ritmo calcato e pesante del basso ha un suono tipicamente post-punk mentre il timbro vocale – inizialmente tirato e strozzato – culmina sul finire in vocalizzi di tendenza post-hardcore. “Western” è, al contrario, un brano in cui predomina una lunga serie di arpeggi ma che si completa con tendenze derivanti dallo shoegaze. 

“Schlagenheim” è sicuramente un disco insolito, da cui possono sorgere solo pareri soggettivi: o piace o non piace. All’estero i black midi hanno suscitato un grande interesse generale; in Italia potrebbero portare senza ombra di dubbio qualcosa di nuovo: si esibiranno live al Club To Club Festiva di Torino il 30 ottobre 2019.

TRACKLIST

01. 953 (05:20)
02. Speedway (03:17)
03. Reggae (03:29)
04. Near DT, MI (02:20)
05. Western (08:08)
06. Of Schlagenheim (06:24)
07. bmbmbm (04:56)
08. Years Ago (02:34)
09. Ducter (06:42)
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