Recensioni / 25 mar 2019

Royal Trux - WHITE STUFF - la recensione

La polvere bianca dei Royal Trux

Nuovo album per Neil Hagerty e Jennifer Herrema direttamente dagli anni Novanta

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Daria Croce
WHITE STUFF
Fat Possum Records (Digital Media)

Preludio: Neil Hagerty e Jennifer Herrema, le due anime dei Royal Trux, nel 2000 pubblicano il loro nono album in studio “Pound For Pound”, ma a quel punto decidono di separarsi, dopo circa 15 anni di collaborazione e di amore tossico.
Trascorsi altri tre lustri, lui si presenta da lei, proponendole di ripartire con i Royal Trux.
Lei accetta e il risultato di questa rinnovata unione è “White Stuff”, un disco all’essenza di erba e “futtitinni”, scuola di pensiero sicula decisamente più incisiva dell’”hygge” danese e norvegese - tanto in voga nell’ultimo periodo al punto da spodestare addirittura il concetto di “resilienza”, con buona pace di chi se l’era tatuato sulla pelle.

Sono lontani i tempi di “Twin Infinitives” in cui Hagerty e signora si imbottivano di acidi e si lanciavano in sperimentazioni sonore deraglianti.
Ascoltando “White Stuff” si avverte che qualcosa è cambiato, a partire dalla title track in apertura.
D’altra parte il tempo passa anche per i veterani del disordine e, complice forse il passaggio dalle droghe pesanti a quelle leggere, anche le dissonanze che hanno sempre caratterizzato la loro produzione sembrano essersi ammorbidite.

Poi però arriva “Purple Audacity #2” a drizzarci schiena e antenne, rinfrescandoci la memoria: i due sono tornati perché hanno ancora dell’irriverenza da esprimere.
“Suburban Junky Lady”, poi, è in perfetto stile Herrema, con le sue pellicce da regina dei diseredati e quella voce sexy e sgangherata che si sposa bene anche con il rap di Kool Keith in “Get Used To This”.

Mai preso una lezione di canto, la Herrema. Lei nemmeno sapeva suonare, lui militava nei Pussy Galore di Jon Spencer e, quando si incontravano, abusavano di sostanze, creavano e registravano.
Guidati da un’alchimia particolare, che non hanno ritrovato nelle rispettive (seppur interessanti) collaborazioni (lei con Black Bananas, lui con Howling Hex), hanno incarnato lo spirito del rock’n’roll - tra eccessi e gatte da pelare inflitte alle case discografiche - proprio nel decennio in cui questo si andava dissolvendo.

Oggi l’attitudine non sembra cambiata. Con “White Stuff”, i Royal Trux dimostrano che sono ancora loro a dettare le regole del gioco, facendo musica esclusivamente quando, come e dove vogliono. Altro che resilienza.

TRACKLIST

01. White Stuff - (03:43)
02. Year of the Dog - (02:18)
03. Purple Audacity #2 - (03:08)
04. Suburban Junky Lady - (04:48)
05. Shoes and Tags - (02:26)
06. Get Used to This - (03:05)
07. Sic Em Slow - (03:00)
08. Every Day Swan - (02:11)
09. Whopper Dave - (04:17)
10. Purple Audacity #1 - (05:15)
11. Under Ice - (02:48)