«TANGO - Joan Thiele» la recensione di Rockol

Joan Thiele - TANGO - la recensione

Recensione del 21 giu 2018 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Joan Thiele è forse la voce italiana più internazionale. Se non la conosci e ti capita di beccare una sua canzone su YouTube o in radio, potresti tranquillamente scambiarla per una popstar statunitense o britannica. Forse è anche per questo che il pubblico "mainstream" italiano non si è ancora accorto di lei, che negli ultimi mesi ha comunque collezionato una serie di esperienze più o meno importanti, come la partecipazione al SXSW di Austin e l'esibizione al Concerto del Primo Maggio a Roma. Ora, a due anni dall'Ep d'esordio, la cantautrice di origini colombiane pubblica (solo in digitale) il suo primo album ufficiale, "Tango".

A scanso di equivoci: questo disco non è una raccolta di pezzi per ballare tango. Il titolo potrebbe ingannare, ma in realtà "Tango" rimanda alla parola latina e ai suoi molteplici significati: emozionare, toccare, commuovere, sedurre. L'album è nato un anno e mezzo fa, quando Joan ha preso un aereo ed è volata ad Armenia, in Colombia, per stare vicino a suo papà (che stava affrontando una malattia). Il viaggio in Colombia ha rappresentato un bello scossone emotivo per la cantautrice, che lì ha riscoperto le sue origini e le sue radici: per tutto il tempo che è rimasta ad Armenia non ha fatto altro che abbozzare su un diario le idee per quelle che sarebbero poi diventate le canzoni dell'album.

Tornata in Italia, poi, Joan ha cominciato a mettere in ordine tutte le idee raccolte: insieme agli Etna, trio di musicisti e produttori con cui collabora da ormai qualche anno, ha iniziato a trasformare quelle bozze in canzoni vere e proprie e a cercare la dimensione sonora perfetta. Quello che ne è venuto fuori è un bel mix tra suoni elettronici ed altri più acustici, che spazia da influenze sudamericane ad altre decisamente più european, passando per l'Africa: c'è un po' di elettropop (i nomi che vengono in mente se si prova a trovare dei riferimenti sono quelli di Lorde, Lykke Li e Goldfrapp - basti ascoltare tracce come "Polite", "Underwater" o "Ways"), ma c'è anche una spruzzatina di World music ("Armenia Quindío", "Azul", "Lampoon") e qualche episodio più acustico.

"I am on the waiting line", canta Joan in "Fire", accompagnandosi solamente con la chitarra, "sono in attesa". Con questo disco la cantautrice prova a trovare una strada tutta sua, tra le sue radici e la meta che vorrebbe raggiungere in futuro. Sa bene che il suo progetto non è per tutti: non sgomita, non scalpita. Quello che chiede è solo un piccolo spazio dove far ascoltare le sue cose.

TRACKLIST

01. Blue Tiger (03:13)
02. Armenia Quindío (03:03)
03. Mountain Of Love (02:30)
04. Cocora (00:27)
05. Tango (03:12)
06. Polite (03:20)
07. Azul (04:01)
08. Underwater (03:06)
09. Fire (02:49)
10. Ways (04:04)
11. Lampoon (03:33)
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