«MITCH - Canadians» la recensione di Rockol

Canadians: leggi qui la recensione di "Mitch"

A sette anni dallo scioglimento, i veronesi Canadians tornano in forma di trio con undici inediti.

Recensione del 21 giu 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Il “Mitch” del titolo è Michele “Mitch” Nicoli, chitarrista, membro fondatore della band, oggi ufficialmente uscito dal gruppo ma rimasto sempre nei paraggi; proprio come quell’altro. Quando, a otto anni di distanza da “The fall of 1960”, Duccio Simbeni (voce e chitarra), Massimo Fiorio (basso) e Christian Corso (batteria) decidono di rimettere in piedi la macchina Canadians, Mitch non ci pensa due volte e mette a disposizione dell’oggi trio (non più quintetto) niente meno che una sala prove con piscina, ubicata nel bel mezzo delle splendide colline veronesi. Battezzare gli undici pezzi con il nome di chi li ha resi possibili mi sembra davvero il minimo, ed eccoci qui: “Mitch” è il ritorno dei Canadians, sette anni dopo lo scioglimento della band.

Direi che quindi è il caso di ripulire la scrivania e ripartire da zero, prendendo questo disco come un nuovo inizio benché necessariamente ancora dipendente da un passato incancellabile, un passato fatto di basso, batteria e tante chitarre. Formula ripresentata in questo “Mitch” e incarnata però in un power trio dall’impronta indie rock, leggermente hardcore e con qualcosina più velatamente punk californiano. Tipo “Girl from outer space” che ricorda un po’ i primi Blink 182, benché belli rallentati. O “It’s gone” e “Jennifer Parker”, che fanno lo stesso ma con i Weezer. O “To the end”, dichiaratamente Ash periodo “1977”.

E se mi chiedete come la penso (anche se non è assolutamente obbligatorio) ascoltare un disco come questo, in un periodo storico come questo, sapendo come è nato e da chi è stato scritto, è un po’ come respirare una boccata d’aria fresca. Significa che anche se il tempo passa, le passioni, quelle genuine, rimangono; e così per la musica. Via libera dunque alle schitarrate lanciate in scioltezza e ad undici pezzi che si guardano bene dal superare i quattro minuti, fatta eccezione per “Something broken” che è li apposta per confermare la regola. Levata la polvere dagli strumenti, i Canadians riprendo quindi un discorso lasciato in soffitta da troppo tempo. Nuova forma, nettamente più snella, vecchi metodi. E se a qualcuno potrà sembrare un disco fuori tempo massimo, io rispondo con un sincero “Bentornati”.

TRACKLIST

01. What I Could Be and I'm Not (03:53)
02. To the End (03:11)
03. Girl from Outer Space (03:05)
04. It's Gone (02:52)
05. Sometimes (02:51)
06. Dying for You (03:28)
07. Something Broken (04:21)
08. Jennifer Parker (03:35)
09. Charlie the Goose (03:42)
10. In My Dreams (03:33)
11. Epiphany Day (03:19)

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.