BURATTINO SENZA FILI (LEGACY EDT.)

Rca Records Label (Vinile)

Voto Rockol: 4.5 / 5

di Redazione

È il 1977. Le Brigate Rosse gambizzano e uccidono i giornalisti, le manifestazioni politiche si concludono con morti ammazzati sull’asfalto, il ministro dell’interno Francesco Cossiga manda l’esercito a Bologna. In mezzo a questo tumulto, un cantautore napoletano innamorato del folk-rock americano e conscio del valore morale delle favole pubblica un 33 giri ispirato alle avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Non è una fantasia d’evasione, ma una metafora dell’Italia dell’epoca. Le storie del “Burattino senza fili”, di Mangiafuoco, del Gatto e la Volpe e della Fata Turchina servono per mettere in musica in manifesto di libertà, contro ogni forma di omologazione.

Edoardo Bennato ribalta la favola di Collodi, raccontando non la vicenda del bambino che impara a crescere diventando responsabile, ma un Pinocchio che, diventando umano, perde la sua unicità. Proprio quando smette d’essere un burattino, finisce per essere manovrato dalle forze della società e si omologa. È una vicenda che viene riassunta nell’iniziale “È stata tua la colpa”: “Volevi diventare come uno di noi e come rimpiangi quei giorni che eri un burattino ma senza fili e invece adesso i fili ce l’hai!”.

Dietro al personaggio di Pinocchio è facile intravedere la figura di Bennato che rivendica il proprio essere intrattenitore e buffone, sì, ma non allineato, uno che oppone la forza della musica alle nozioni contenute sui libri di scuola dove “c’è scritto che i saggi e gli onesti son quelli che fanno la storia, fanno la guerra, la guerra è una cosa seria, buffoni e burattini non la faranno mai”. Come ha detto il cantautore al Mattino, “Collodi era un gran provocatore, usava la fiaba come io il rock: per avere il permesso di sbeffeggiare i potenti senza che tutti se ne accorgano. Il linguaggio fiabesco, come il mio sarcastico, provano a rimetterci in cammino verso un mondo meno imperfetto”.

Pur essendo un concept, l’album non offre una narrazione coerente, ma è strutturato come galleria di personaggi notevoli. C’è “Mangiafuoco”, che riletto da Bennato diventa uomo che manovra nell’ombra e ha più potere dei capi partito. “La fata” è simbolo della donna che non appena si ribella alla sua condizione di schiavitù diventa oggetto di una caccia alle streghe, mentre i “Dotti, medici e sapienti” usano la cultura a scopo repressivo. E c’è il “Grillo parlante”, che è poi il cantautore stesso, le cui parole profetiche nulla possono contro la violenza del ’77. L’album finisce con “Cosa farai da grande” in cui il bambino protagonista si ritrova iscritto a un gioco che non comprende e quando fa domande gli viene detto che “presto, quando sarai grande, allora saprai tutto”, ma è solo un modo per imporgli idee e reprimere comportamenti.

La canzone più famosa è però “Il gatto e la volpe” su due formidabili intrallazzatori, impresari dello spettacolo che promettono agli artisti fama e soldi per poi fare esclusivamente i propri interessi. È un pezzo irresistibile come del resto lo è tutto l’album, che vive di momenti musicali brillanti, colori sonori accesi e trovate irriverenti, grazie anche all’accompagnamento di musicisti come Tony Esposito, Roberto Ciotti, Ernesto Vitolo e molti altri. La canzone italiana incontra la tradizione musicale americana. Ci sono ballate per voce e chitarra, parti di armonica a bocca semplici e magnifiche, un pezzo da operetta, squilli di trombe e assoli di sax, gran sferragliare di strumenti a corda, ritmi alla Bo Diddley, echi di rock’n’roll anni ’50, di country, di blues. Bennato è un’interprete capace e versatile, usa vari registri canori, riesce a far passare il suo messaggio in un’atmosfera ora di grande divertimento, ora di estrema amarezza.

“Burattino senza fili” arriva in cima alla classifica e finisce per essere l’album più venduto in Italia nel 1977, davanti a “Io tu noi tutti” di Lucio Battisti. Viene comprato da oltre un milione di italiani, rendendo Edoardo Bennato, fino a quel momento cantautore di culto, uno degli artisti più amati del paese. “Appena uscì ‘Burattino senza fili’ e disintegrai il record di vendita di Battisti”, ha detto a Sorrisi, “la intellighenzia che mi aveva sostenuto ai festival cominciò a guardarmi con sospetto. Non avevo fatto come gli altri cantautori impegnati, come Claudio Lolli o Claudio Rocchi, non ero rimasto al mio posto. Ero diventato ‘commerciale’, mi ero venduto”. È un momento di grande popolarità che permette a Bennato di riaprire gli stadi al rock, con un concerto al San Paolo di Napoli nel giugno del ’78.

Quarant’anni dopo quel terribile e magnifico ’77, l’artista ha ripubblicato il disco in una Legacy Edition, con un CD di bonus track in studio e dal vivo allegato al vinile, da non confondersi con il CD+DVD venduto in edicola intitolato “Burattino senza fili 2017” contenente l’album ricantato, inediti e la copertina aggiornata, stessa posa, quarant’anni dopo. “È un album molto attuale”, ha detto Bennato parlando con Repubblica. “Oggi come allora, Mangiafuoco, il Grillo parlante, il Gatto e la Volpe raccontano le contraddizioni della politica, della società, della vita, in modo scanzonato e leggero”.

TRACKLIST
Lato A
È stata tua la colpa
Mangiafuoco
La fata
In prigione, in prigione

Lato B
Dotti, medici e sapienti
Tu grillo parlante
Il gatto e la volpe
Quando sarai grande