«BACK HOME - MadMan» la recensione di Rockol

Madman, il rapper che cadde sulla terra (dei cachi)

L’album della svolta di Madman è arrivato al numero uno nella settimana sanremese. Il rapper pugliese non “trapana” più come un tempo e si presenta come un extraterrestre fumato e arrapato. Una specie di fumetto che solo nel finale solleva la maschera.

Recensione del 19 feb 2018 a cura di Claudio Todesco

La recensione

È la storia del rapper che cadde sulla terra (dei cachi). Quando Madman è arrivato nuovamente al primo posto in classifica, durante la settimana di Sanremo, non c’è stato un gran clamore. Qualcuno però si è chiesto: e questo chi è? La risposta è contenuta in “Back home”. Ovvero: è un extraterrestre (definizione sua) a cui evidentemente piace molto essere amato dagli umani (aggiunta nostra). Nella copertina illuminata da una luce irreale alla “X-Files”, il rapper sembra cadere dall’alto, forse dopo aver vissuto un’esperienza “aliena”, ma è tutto molto terreno. Il titolo del disco fa infatti riferimento al “comeback” di Pierfrancesco Botrugno in Puglia: torna a casa, ripensa alle esperienze vissute, canta quel che vive e quel che gli è successo. Il risultato è il suo disco più personale e leggero, che nella versione deluxe contiene anche le tracce del mixtape del 2016 “MM Vol. 2”.

La copertina di “Back home” riflette il mood di parte dell’album, che è pensato come se fosse la colonna sonora di un B-movie di fantascienza. Si va dalla tensione e le interferenze tipo suoni dei vecchi modem in “Niente proprio” alla frase di quattro note stesa sotto “Hollywood” (con Gemitaiz), passando per l’introduzione modello sigla tv di “Trapano”. “Sono ancora in giro da dieci anni e mezzo, voglio alzare il tiro, voglio alzare il prezzo”, canta a un certo punto Madman. Qualche buona suggestione c’è, ma “Back home” non alza il tiro dal punto di vista musicale, né in rime come “Penso al tuo culo sentendo ‘sti beats / Dritta, di fianco, da dietro, sai, quando ti vedo ho tipo i raggi X” oppure “Soli dentro questi jeans, sentirsi così, come dentro un film, come extraterrestri”, quest’ultimo un ritornello cantato con Priestess. Ci sono molte banalità e ancora più egotrip.

Rispetto ad altri album di Madman, e in particolare a “Escape from the heart” del 2010, il flow è più rilassato, meno frenetico, in definitiva meno eccitante. Ed è un peccato, perché una delle caratteristiche migliori di Madman erano l’agilità e la durezza del suo eloquio, gli extrabeat, quel suo “trapanare” le parole. Ed effettivamente qui c’è una canzone titolata “Trapano” che, con alcune altre, fa leva su questo talento che altrove è sottoutilizzato. Madman preferisce raccontarci in pezzi di più facile ascolto di quante sneaker può comprare e di quanto scopa, del fatto che se ne frega di quel che la gente pensa di lui e di avere “il cazzo più grosso del cuore”. Roba da manuale del rapper spaccone, centimetro più centimetro meno, con qualche riferimento démodé (la morte di Tenco, Baglioni, il “Gioca jouer”, Marlon Brando, gli Offspring, del resto Botrugno ha 30 anni) e l’idea che il “bravo ragazzo che fuma” (altra definizione sua) non ha cercato la notorietà: “Fra’, non volevo il successo, mi è solamente successo”.

E insomma “Back home” è il disco del cambiamento, per Madman. È più morbido e personale, con un duetto con Coez sul tema dell’amore fra il ragazzo di periferia e la ragazza del centro, un jeans e una maglietta che diventano leggins di pelle e canottiera. “Sono la prova che esce roba nuova / Però non è trap e né conscious / Hocus pocus, salvo ‘sto rap tipo Onlus”, si dice a un certo punto. Il rap non ha bisogno di essere salvato. Anzi, si sta prendendo il pop italiano, ereditandone uno degli aspetti deteriori e cioè la tendenza a imboccare la strada più semplice per arrivare se non proprio a tutti almeno a una larga fetta d’ascoltatori. In questo disco Madman lo fa tenendo a freno l’audacia, se non quella di raccontare le giornate passate in casa a fumare, di dire quanto è sexy la sua ragazza quando mette le Jordan e infila gli shorts, di sparare a zero sui rivali inadeguati. Abbiamo solo numeri uno in Italia, generazioni di fenomeni.

La sorpresa arriva in fondo al disco. Nell’ultima traccia intitolata “Grande” Madman getta la maschera e al posto di raccontarsi come un fumetto sballato perennemente arrapato e soddisfatto di sé rivela una fragilità: “Devo lasciare la stanza / Stare a distanza dall’ansia perché mi opprime / Mi ha reso un pazzo ninfomane, un tossico di endorfine” e poi “Ho paura di morire da solo invano su ‘sto divano / Odiando il genere umano”. È il tipo di rivelazione che manca alle canzoni più inconsistenti di “Back home” e che ci fa sperare che anche la razza vincente del 2018, i (t)rapper, possano mettere nei loro dischi confessioni sincere e non solo vanti per la grandezza dei loro blunt, del loro sesso, del loro ego.

TRACKLIST

01. Niente Proprio (02:57)
02. Trapano (02:53)
03. Successo (03:19)
04. Salsa (03:47)
05. Ciò Che Fa Per Me (02:46)
07. Extraterrestri (feat. Priestess) (03:27)
08. Centro (feat. Coez) (03:04)
09. Niente Da Dividere (03:03)
10. Storie (02:44)
11. Mickey Rourke (03:53)
12. Grande (02:20)
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