«METAL SEXUAL TOY BOY - Tin Woodman» la recensione di Rockol

Tin Woodman: leggi qui la recensione di "Metal sexual toy boy"

La nuova creatura dei bresciani Simone Ferrari e Davide Chiari è un robot cromato che che propone un indie rock dal retrogusto pop e dalla forte connotazione anni Ottanta.

Recensione del 01 feb 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Tin Woodman è un robot.

Sono stato creato il 17 maggio del 1986. Mio padre, lo scienziato, mi ha dato questo nome. Mi chiamo così in omaggio a: Il meraviglioso Mago di Oz. Autore: Frank  Baum, 19 maggio 1900, edizioni George M. Hill, Chicago.

Mio padre, lo scienziato, amava la musica. La sua scienza era la musica. Pentagrammi, minime, semiminime, accordi, basso. Musica pop anni Sessanta e Settanta. Glam rock anni Ottanta.  Ye. Boom. Queen Bitch. La la Clap Your Hands. Cream. Mio padre lo scienziato amava, soprattutto:Beach Boys, Prince, Run DMC.

Tin Woodman è però anche una band composta da Simone Ferrari (Jules Not Jude) e Davide Chiari (Alley), duo con alle spalle ormai una certa esperienza in termini musicali, qui alle prese con una nuova creatura, letteralmente una creatura, chiamata a veicolare l’indie rock di cui sopra, un suono debitore in termini stilistici nei confronti un certo immaginario anni Ottanta che la band ha poi riproposto sul lato estetico. Il disco d’esordio è questo “Metal sexual toy boy”, cinque pezzi che si pongono come punto di partenza per il duo e che rappresentano alla perfezione l’idea alla base del progetto, l’unione cioè di due anime musicali diverse, una più esplicitamente pop e melodica, il lato Ferrari il cui songwriting con il tempo è diventato sempre più pulito, e un’altra nettamente più rock, psichedelica e all’occorrenza affilata, quella incarnata da Davide Chiari, responsabile anche della produzione e della registrazione su nastro dell’intero disco, al fianco di Pierluigi Ballarin.

Un EP senza dubbio interessante, bello da ascoltare, divertente e molto caratteristico sotto tutti i punti di vista: i ragazzi non si sono tirati indietro e hanno dato libero sfogo alla fantasia nel dare vita al robottino Tin Woodman (assemblato da Francesco Dioni), vero e proprio membro attivo del gruppo (il ragazzo va addirittura in tour con il duo) e centro concettuale del progetto. Neon, chitarre, pop, un robot, un registratore a nastro, una manciata di buoni riff (l’opening “Wautah” e la titletrack sono i due ascolti consigliati su un EP dall’ottima ascoltabilità) cappellini da baseball e Miami Vice: diamo il benvenuto al coloratissimo Tin Woodman nel nostro mondo.

TRACKLIST

01. Wautah
02. Metal sexual toy boy
03. Big Brian Feelings
04. Like a dumb
05. Tin Woodman glooms
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