«WHO BUILT THE MOON? - Noel Gallagher» la recensione di Rockol

Un nuovo corso per Noel Gallagher?

Sorprende - e piacevolmente - il nuovo album solista di Noel Gallagher, in bilico fra tradizione e innovazione

Recensione del 24 nov 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Che gioco vogliamo fare? "Questo pezzo ricorda il tale brano, quest’altro riprende quel gruppo", "C’è una parte strumentale che, guarda, non vorrei dire, ma secondo me l’ha proprio presa da...": basta. Dai, non scherziamo. Stiamo parlando di Noel Gallagher.

Sarcastico, tagliente, divertente, quello che descrivendo "Holy Mountain", primo singolo estratto da questo terzo album con la sua band (che ora include anche gli ex Oasis Chris Sharrock e Gem Archer), ha dichiarato:

E' così allegra: credo che se la suonassi adesso a quel fottuto grasso idiota della Corea del Nord, gli passerebbe la voglia di lanciare missili. A cosa servono le bombe se puoi avere una chitarra?.

D’altronde il motto “This Machine Kills Fascists” se l'era scritto sulla chitarra già Woody Guthrie, ai tempi. E Noel fa un po’ la stessa cosa, ma oltre che al "fottuto grasso idiota", quei suoni li spara dritti in faccia a noi. Che rimaniamo lì a prenderceli, spiazzati, spaesati, a bocca aperta, perché proprio non ci aspettavamo niente di simile da lui.

Approfondiamo, analizzando la genesi del disco. Noel si chiude insieme a David Holmes nello studio di Belfast del produttore che gli dice qualcosa tipo:

Noel vieni qua che partiamo da zero, insieme. Portati pure la chitarra, ma ogni volta che mi tiri fuori qualcosa di simile agli Oasis o a quanto fatto con gli High Flying Birds, si ricomincia daccapo.

Gallagher e Holmes iniziano a lavorare insieme, con una visione del futuro contaminata dal passato, non solo legata agli anni Novanta, ma anche ai Sessanta e Settanta. Mescolano tutto e ne esce un album davvero particolare, sperimentale, in bilico tra psichedelia ed elettronica, fra chitarre/melodie del Gran Maestro Noel e glam rock degli anni d’oro.
Azzardiamo? Se il fratello Liam, nel suo ultimo disco, ha ripreso il Brit-pop celebrando i Beatles, Noel l'ha fatto glorificando il glam di Bowie e l’elettronica dei Chemical Brothers.

Così, tenendo per mano "The Man Who Sold The World", ci lasciamo guidare da "The Man Who Built The Moon", perla di un album che promette bene già a partire dall’intro, "Fort Knox", che sicuramente vi riporterà alla mente "Fucking In The Bushes"... ma la domanda, alla fine dei conti, è: vi crea qualche problema? Francamente, non dovrebbe proprio. Anzi, questo nuovo Noel Gallagher va gustato come un piatto che combina in maniera sorprendente tradizione e innovazione. Roba da chef stellati.

[Grazie, per la consulenza e l'aiuto determinante, a Daria Croce]

TRACKLIST

01. Fort Knox (03:58)
02. Holy Mountain (03:54)
03. Keep On Reaching (03:24)
04. It’s A Beautiful World (05:17)
05. She Taught Me How To Fly (05:02)
06. Be Careful What You Wish For (05:40)
07. Black & White Sunshine (03:41)
08. Interlude (Wednesday Part 1) (02:10)
09. If Love Is The Law (03:25)
10. The Man Who Built The Moon (04:28)
11. End Credits (Wednesday Part 2) (02:27)
12. Dead In The Water - Live At RTÉ 2FM Studios, Dublin (05:21)
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