«LIEBLING - Andreas Johnson» la recensione di Rockol

Andreas Johnson - LIEBLING - la recensione

Recensione del 01 feb 2000

La recensione

Se c’è qualcosa che distingue “Glorious” dalle altre canzoni da alta classifica è l’approccio vocale. Per quanto il brano di Andreas Johnson possa essere prodotto furbescamente, valorizzato nelle sue aperture melodiche con un ottimo lavoro di studio, ciò che veramente rende credibile il pezzo è la sua voce, uno strano coacervo di voci famose, da quella di Bono a John Lennon e Liam Gallagher. Se il brano è pop-rock, la voce è tipicamente rock per come ce lo hanno insegnato in questi ultimi anni, e questo offre spessore ad un brano che altrimenti avrebbe lo stesso appeal di tante altre canzoni. Detto ciò c’è da dire anche che l’album su cui Johnson ripone buona parte delle sue speranze di futuro successo non è felice come quel singolo, oscillando tra diversi stili senza decidersi a sposarne uno in modo quanto meno stabile. Buona la scrittura alla base di quello che è il nuovo singolo, “The games we play”, anche se rispetto a “Glorious” ci trovaimo dalle parti del già sentito, buone anche canzoni come “People”, “Patiently”, mentre sembrano meno incisivi i pezzi in stile black, memori di alcune lezioni che stanno a metà strada tra Simply Red e George Michael, sempre però contornate da un’ambientazione rockeggiante. La voce di Andreas riesce ad essere convincente, o quantomeno credibile anche in questi momenti, ma il problema è che troppo spesso in questo album si torna nell’anonimato. Forse perché una partenza a razzo come quella di “Glorious” spiazzerebbe chiunque, critico compreso, forse perché non è neanche giusto chiedere ad un solo album più di un brano di quel livello, fatto sta che lo svedese pecca un po’ in tenuta fino alla fine del disco. Ciò non toglie che ci siano delle cose piacevoli, su questo disco, nato in un periodo di tempo abbastanza breve – tre mesi – e dedicato al racconto più o meno autobiografico o romanzato delle sue esperienze e frequentazioni berlinesi. L’album è dedicato proprio a Debbie Starlight – un nome che sembra quasi uno pseudonimo – una delle migliori amiche berlinesi di Andreas che è morta qualche tempo fa. Amore, vita, morte: lo sfondo tragico che contorna i brani dell’album non riesce comunque ad offuscare la voglia di vita che traspare dai testi, dimostrando quanto meno che Andreas Johnson vuole essere qualcosa di diverso dall’absolute beginner votato alla scrittura della perfetta canzone pop. Se - grazie a “Glorious” - “Liebling” ha già messo abbastanza carne al fuoco per far parlare di Johnson, bisognerà adesso attenderlo alla prova live per poter capire quale è la strada che il giovanotto svedese ha intenzione di percorrere: se consacrarsi a popstar o continuare a giocare con il rock; in modo un po’ più serio, però.
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