«LET THEM EAT CAKE - Motorpsycho» la recensione di Rockol

Motorpsycho - LET THEM EAT CAKE - la recensione

Recensione del 31 gen 2000

La recensione

I norvegesi Motorpsycho sono un caso piuttosto interessante nella scena rock. Vengono da un paese piuttosto remoto nella geografia rock internazionale, e il loro stile nasce da un’evidente passione per il rock degli anni 70, quello che il punk cercò di spazzare via con modi bruschi e sbrigativi. Non è possibile però liquidarli come nostalgici in preda a languori psichedelici e progressive, visto che affrontano questi suoni con cuore e orecchie da band cresciuta negli anni 90, tant’è vero che le schiere dei loro cultori si sono formate proprio fra i giovani appassionati di rock indipendente. E, pur non essendo un seguito di massa, è abbastanza numeroso da giustificare una corposa attività discografica e un fitto calendario di concerti. “Let them eat cake” è un album che potrebbe spiazzare qualcuno di questi affezionati, per la presenza di fiati e archi in alcuni brani, un esperimento piuttosto rischioso per una guitar-band come i Motorpsycho. Il risultato dà però ragione al gruppo, visto che i pezzi in questione tutto sommato funzionano, in particolare le iniziali “The other fool” e “Upstairs-downstairs”. Certo, il gioco non sempre fila per il verso giusto (la parte di fiati in “Never let you out” non è molto azzeccata), ma non ci sono cadute particolarmente vistose. Per il resto, i tre norvegesi si mantengono fedeli alla consueta versione aggiornata degli anni 70, smorzando i toni più aggressivi della loro musica. Da segnalare, gli oltre sei minuti di “Stained glass” che fanno pensare ai Pink Floyd di “Meddle”, con un lungo finale giocato sulla combinazione fra chitarra acustica e elettrica slide, mentre “Whip that ghost” rimanda agli Allman Brothers, già dal titolo (un gioco di parole su “Whippin’ post”?). Un buon album, che dovrebbe mantenere alte le quotazioni della band.
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