«DON ANTONIO - Don Antonio» la recensione di Rockol

Don Antonio Gramentieri, dai Sacri Cuori al disco solista

Un musicista italiano che suona con i Calexico, Howe Gelb, Alejandro Escovedo, al debutto solista: prende le influenze sonore e poi le mescola, le impasta, le confonde, le alterna con gli ingredienti della variegata tradizione di casa nostra

Recensione del 12 apr 2017 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

“Don Antonio” è il primo album solista di Antonio Gramentieri, personaggio quanto mai eclettico sul panorama musicale italiano. Anima dei Sacri Cuori e musicista che ha regalato la sua arte a cinema, teatro, televisione e pubblicità. I Sacri Cuori sono italianissimi ma, da sempre, hanno incrociato strumenti, esperienze e sentire con una scena ‘western’ americana che risponde ai nomi di Calexico, Howe Gelb, Alejandro Escovedo, Terry Lee Hale e altri ancora di identica risma e passione. “Don Antonio” subisce, non può essere altrimenti, quelle influenze sonore e poi le mescola, le impasta, le confonde, le alterna con gli ingredienti della variegata tradizione di casa nostra. Ne esce un qualcosa di molto gradevole e suggestivo.

La storia del disco
“Don Antonio” – come tutti i dischi ‘primi’ – è diretta espressione e volontà del suo autore. Il disco è stato registrato allo Zen Arcade di Catania. La produzione è totalmente a carico di Gramentieri così come la maggior parte dei testi e delle musiche. In un paio di brani ha preso in prestito le parole dell’australiano Hugo Race (già collaboratore di Nick Cave), in un altro paio è stato ispirato da Cesare Basile.

Come suona e cosa c’è dentro: 
Dentro “Don Antonio” vivono i suoni del mondo, filtrati dalla nostra anima. Che è mediterranea, quanto adriatica (‘Sunset, Adriatico’), ionica e tirrenica. La lista degli strumenti che sono stati suonati nel disco è molto lunga, inevitabile che le sfumature siano in gran numero. E’ un disco che profuma di malinconia e di gioia. Per luoghi e persone in egual misura.

Perché ascoltarlo (o perché girare alla larga): 
Questo è un album consigliato a chi ama le sonorità delle radici, qualunque esse siano. Un disco che guarda al folclore per guardare avanti. Un disco che ha mille sapori, e tutti inebrianti. A volte accompagnati dalle parole, altri (la maggior parte) dai soli suoni. Un disco per chi non si accontenta di un solo gusto, ma vuole gioiosamente ‘pasticciare’. Si intende che così scrivendo vengano esclusi i puristi del genere unico. Coloro che recepiscono nei mille aromi una confusione che non ne esalta neppure uno.

La canzone fondamentale:
Non esiste una canzone manifesto in “Don Antonio”. Esistono episodi che si fanno più largo di altri e che forse ci definiscono la multiforme personalità di Gramentieri. Tra questi la cumbia tricolore “Amorcantando” con quella tromba che ricorda la guevariana “Santa Clara”, al suo fianco il divertente twist di “Baballo”. Il tutto è legato dai brani strumentali che, a ben vedere, sono quelli che danno la vera direzione al disco.

TRACKLIST

01. Sera (02:29)
02. Oh La La (02:08)
03. Amorcantando (03:23)
04. Il Turco (01:34)
05. Baballo (02:05)
06. Alma (02:02)
07. Soukana (03:35)
08. Ramon (02:58)
09. Sunset, Adriatico (01:57)
10. Lontana (02:33)
11. Mestizo (02:39)
12. La Pulga (02:17)
13. Bakali (00:38)
14. Adelita (03:44)
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